— Mi lasci finire. Lei mi presta alcuni suoi panni, affinchè io non sembri quello che sono, e colui non abbia il pretesto di ricusarmi come sostituto. In quanto ai modi e al discorso io spero di elevarmi per un quarto d’ora al segno da non parere un servitore. Così l’affare me lo prendo sopra di me, e il tedesco lo acconcio io pel dì delle feste.
— Non ne facciamo nulla, mio impareggiabile Checco, disse abbracciandolo. I propositi scellerati del tedesco hanno ferito le mie orecchie, e tocca a me di trarne vendetta. Spero di aggiustarlo io pel dì delle feste. Ecco venuta l’occasione di giovarmi delle lezioni di bersaglio.
— Vivaddio, e perchè mettermi a parte di questo avvenimento?
— Perchè ti voglio bene, disse Faustino pigliandolo amorevolmente per mano, perchè tu comprendi che il duello non può tralasciarsi, e perchè tu mi accompagnerai sul terreno.
— Questo s’intende. Ma sua madre, sua madre! Sventuratissima signora! Mi crederà ella complice di un tal fatto? Vorrà ella persuadersi che ho cercato d’impedirlo? Deh, signor padrone, pensi che potrebbe restar morto sul colpo.... o ferito gravemente.... Se ciò avvenisse.... perdio! colui non rientra più in Brescia. O si batte anche con me, o lo strozzo là come un pollastro. Aimè, che cosa mi è toccato di sapere questa notte! Ho le convulsioni in tutto il corpo.
— Lasciami, Checco mio, chè debbo scrivere alcune lettere. Fa di essere pronto domani alle sette.
— Lo sarò di qualunque ora, perchè io non dormo più.
Rimasto solo, Faustino scrisse alla madre, a Luigia e a Don Aurelio; fece alcuni altri preparativi, e poi si coricò. Il mattino all’ora prefissa tutti si trovarono sul campo. Esaurite le pratiche di uso, i due avversarii si collocarono alla distanza convenuta, e fecero fuoco. Faustino fu toccato leggermente nel braccio sinistro, ma l’ufficiale, colpito nella fronte, cadde per non più rialzarsi. Checco respirò, e gli disparve dal volto l’aria torbida che lo infoscava.
— Addio, gli disse Faustino quando si furono allontanati dalla scena; io vado all’estero senza indugiare un momento. Nella mia camera sopra il tavolino vi sono tre lettere, che tu darai a mia madre. Confortala, e dille che appena giunto in salvo le scriverò.
— Signor padrone, io non mi separo da lei se non quando avrà passato il confine, soggiunse Checco risolutamente. La polizia austriaca veglia e ghermisce da per tutto. Ci mancherebbe che lei cadesse ne’ suoi artigli. È inutile che mi contrasti. La sua signora madre le troverà da sè le lettere sopra il tavolino.