— Un’inezia. Egli ebbe rotta la manica e sfiorata la pelle, ma l’altro....
— Taci, lo interruppe la signora Elisa, aggiungendovi un cenno della mano. La polizia venne per arrestare Faustino.
— Quale semplicità! Credeva forse la polizia che egli stesse ad aspettarla? Noi abbiamo dormito la scorsa notte a cento miglia di qua.
— Tu non mi hai detto ancora dove si è rifugiato.
— Nel Cantone Ticino, d’onde passerà in Piemonte. Fra due o tre giorni la signora avrà sue notizie.
— Ti ringrazio che lo hai accompagnato, e sei stato partecipe de’ suoi pericoli. Mi dispiace di averti fatto torto, aggiunse per cancellare in lui l’impressione dell’immeritato rimprovero.
Checco non avrebbe avuto pace, se quelle parole non venivano a dargliela.
IV. Felicità mancata.
Faustino soggiornava nella capitale del Piemonte, e di là scriveva sovente alla madre ed a Luigia. Questa confortava alquanto il proprio dolore, trattenendosi con Don Aurelio e colla signora Elisa. La giovane era travagliata altresì per un’altra cagione. Gli affari commerciali di suo padre andavano male, e lo vedeva preoccupato e mesto.
La signora Elisa, avendo ottenuto dopo molte istanze un passaporto per Torino, andò a trovare il figlio, che abitava due camerette mobigliate in via di Po. Grande fu la gioia di lui all’arrivo inaspettato della madre, che non gli aveva fatto sperare la sua visita per le difficoltà di averne il permesso. Non fu minore il giubilo della signora Elisa, colla differenza che importava l’esservi ella preparata. Il giovane, in tre mesi dacchè dimorava a Torino, aveva acquistato una sorta di celebrità. I patimenti e il patriottismo della sua famiglia, i suoi pregi personali, e il duello da lui sostenuto per un sentimento generoso, lo facevano l’idolo di tutti i liberali, e principalmente degli emigrati bresciani, amici di suo padre. Quando si seppe la venuta della signora Elisa, vi fu negli uomini e nelle donne un desiderio di conoscerla, una gara nell’onorarla, un’affluenza di visitatori al suo albergo. I due Bresciani madre e figlio formavano il soggetto dei discorsi e delle lodi generali. Le spie austriache stanziate a Torino riferivano sul favore che la signora Elisa godeva presso il partito rivoluzionario, sul concorso alla sua abitazione, e sui propositi sediziosi che vi erano tenuti. Don Aurelio intese da un galantuomo bene informato le misure che prendeva la polizia contro di lei, e le scrisse di non lasciare il Piemonte, perchè tornando a Brescia non vi sarebbe sicura. Questo avviso venne a risolvere la sua incertezza. Ella già desiderava di rimanere col figlio, il cui ritorno a casa non era da sperarsi per lungo tempo, ma le cose domestiche ed altre considerazioni si opponevano alla sua brama. Non si mosse dunque da Torino, ma significò le proprie intenzioni al suo uomo d’affari, ed a Francesco l’ordine di venire a raggiungerla, dopo spacciate certe incumbenze.