Faustino a Luigia.
11 aprile.
No, tu non tornerai al partito di resistere; il tuo amore e la tua pietà di figlia vinceranno. Io sono corso da mia madre a mostrarle la tua lettera, e abbiamo pianto insieme. «Così doveva fare quella nobile, quell’egregia creatura, ella disse. Tu non sarai minore di lei nella virtù del sacrificio.» Mia madre si diede a prodigarmi i suoi conforti, conoscendo quanto bisogno ne avessi in quell’ora di mortale affanno. Aimè, Luigia, così dunque dovevano compirsi i nostri voti e le nostre speranze di felicità? Così dunque doveva coronarsi il nostro amore di tanti anni, il nostro amore così puro e costante, che di due anime ne aveva fatta una sola? Crudelissimo destino! Ma cessino i lamenti. L’affetto che io nutro per mia madre mi rappresenta quello che tu devi portare al padre tuo. Ebbene, Luigia, arrenditi alle sue preghiere, e segui la voce che t’invita all’eroico sacrificio. Io ti sciolgo dalla tua promessa. Dio avrà compassione di noi, e ci farà trovare qualche lenimento al nostro dolore nel merito della causa che lo produceva.
Luigia a Faustino.
13 aprile.
Don Aurelio, al quale ho sempre confidato le mie pene, si intenerì leggendo la tua lettera, e disse approvandola: Non mi aspettava meno da lui. Il venerando uomo m’incoraggiò a presentarmi subito a mio padre, perchè io esitava ancora, e temeva che non mi reggessero le forze per pronunciare io stessa la mia terribile sentenza. Mi presentai, e l’ebbi pronunciata. Egli risorse da morte a vita, ma per pietà di me non manifestò tutta la contentezza che lo possedeva. Ti dirò il vero, il mio dolore tacque vedendo io serenarsi il volto e l’animo di mio padre. Così mi fosse durata a lungo l’impressione ricevuta in quel momento. La sera venne il signor M.* a ricevere la mia promessa. Fu convenuto che il matrimonio si farà entro un mese, e questa sollecitudine l’ho domandata io stessa. Faustino, noi non dobbiamo più scriverci. Non ti dico se potrò e vorrò togliermi dal cuore l’amor tuo. Questo sarà un secreto fra Dio e me.
Faustino a Luigia.
14 aprile.
Che noi non dobbiamo più scriverci, è cosa dovuta. Che tu possa e voglia dimenticarmi o no, sia pure un secreto fra Dio e te. Dal canto mio ti dico apertamente che non posso nè voglio cessare di amarti. Per me non vi sono più donne al mondo. Luigia fu il mio primo e sarà l’ultimo mio amore. Se io ti ho perduta, mi rimane la tua immagine scolpita indelebilmente nel cuore. Ah, di una cosa mi disdico. Se misuro la tua dalla mia passione, debbo credere che non ti sarà facile il guarirne anche volendolo. Deh, non lo volere, non lo tentare nemmeno. Segui tu pure ad amarmi, e non farmene un secreto. Io ho bisogno di esserne assicurato, perchè questa certezza sarà il conforto della mia vita. Ti prego di portar sempre quell’anello che ti ho donato. Scrivimi ancora una lettera, nella quale io possa leggere che tu secondi la mia preghiera.
Luigia a Faustino.