Offersi un’eccellente sigaretta a marca dorata ad Eva. La prese con diffidenza, guardando cogli occhi timidi la mamma.
— Le fanciulle non fumano fra noi.
Ed Eva voleva restituirmi la spagnoletta.
Non la volli accettare.
— Signora Margherita, oggi, oggi soltanto per amor nostro, lasci che Eva fumi una spagnoletta.
Chinando il capo, assentì.
Ed Eva, arrossendo di gioia e ringraziandomi soavemente con un sorriso degli occhi, accese la sigaretta e tirò su due o tre boccate di fumo, poi la passò alla mamma che finì di fumarla.
L’ingegnere Hauan versò del cognac ai nostri ospiti e Margherita, Eva e tutti quanti vuotarono i bicchierini d’un fiato, dopo aver tuffato in essi la punta dell’indice e aver segnata una croce sulla fronte.... Perchè non faccia male, dicevano essi.
Offersi della cioccolata. Non l’avevano mai veduta. Margherita domandò se era sapone. Le dissi di assaggiarne e le diedi l’esempio. La trovò eccellente; la fece gustare ad Eva e poi la nascose sotto le coscie, dicendo di serbarla al marito. In quel luogo nascondeva ogni cosa, denaro, sigarette, coltelli. Era il santuario della casa. Era là vicino che aveva un suo banchetto di legno, chiuso a chiave, dove teneva i gioielli d’argento, la bibbia norvegiana, un evangelo in lingua lappone.
Comperai due corna stupende di renne per due corone (tre lire). Mi innamorai di una chatelaine di cuoio, che Margherita teneva al suo fianco e che da una bella stella di ottone lasciava cadere un sonaglio di piccoli strumenti domestici. La voleva ad ogni costo per il mio museo di Firenze.