I lapponi credevano che nel mare, nei laghi, nei fiumi esistessero esseri soprannaturali, che proteggevano i pesci, e sacrificavano loro (per esempio gettando un po’ del loro cibo nell’acqua avanti i porti) perchè permettessero che si pescasse nel loro dominio.

Oltre agli Dei della terra soprannominati vi erano degli spiriti protettori degli oggetti, che i lapponi chiamavano Haldek, che essi dovevano pure cercare di propiziarsi. Ogni bosco, pezzo di terreno, rupe, cascata, fonte, ruscello, lago, insenatura del mare aveva il suo Haldde. Quando un lappone, per es., voleva costruire la sua capanna, doveva con una offerta rendersi propizio l’Haldde del luogo. Quando il lappone abitava solo in mezzo al deserto, era pure circondato da una schiera di spiriti, coi quali i suoi pensieri e la sua fantasia erano continuamente occupati. Questa credenza negli spiriti protettori esiste ancora tra essi, e gli Haldek prendono ancora una grandissima parte nei loro racconti.

È generale la credenza tra i lapponi, che i bambini che, nelle nascite clandestine vengono uccisi dalla madre, errano per i boschi e le terre per molto tempo in cerca della loro madre, piangendo e lamentandosi. Se alcuno li sente deve dare loro un nome, se no quelle anime non battezzate non possono trovar pace. Questa superstizione forse ha spesso impedito l’infanticidio in mezzo a quelle lande deserte dove sarebbe tanto facile celarlo. Laestadius racconta, che si è trovato qualche bambino ucciso colla lingua tagliata, affinchè non seguitasse a perseguitar la madre coi suoi lamenti dopo morto.

DEI DEGLI INFERNI

La sola divinità dell’inferno che pare realmente lappone era Jabmi-akko, la vecchia dei morti, che regnava sui morti. La nozione del Rota, che abitava giù basso nella terra, ma veniva su per fare il male degli uomini e degli animali, pare venuta dopo che ebbero conoscenza del diavolo dei cristiani. I noaidi avevano il potere di legarlo o scioglierlo. Ad esso si sacrificava un cavallo, che si seppelliva intero in terra, affinchè Rota potesse, quando faceva del male sulla terra, ritornare su di esso a Rota-aibmo, la sua dimora sotterranea.

I lapponi credevano anche a diversi altri spiriti cattivi, segnatamente Fudno, che giù abitavano nella terra.

Il nome, che in oggi adoprano per designare il diavolo, è Bergalak di origine incerta.

Un altro essere molto cattivo, che i noaidi adopravano per far male agli uomini e agli animali, era un insetto chiamato dagli autori norvegesi Ganflue (mosca magica), che si trova disegnata sopra quasi ogni runebom. Solamente i noaidi più potenti avevano a loro disposizione di queste ganflue, che essi facevano escir fuori dal becco di un uccello magico. Erano tanto velenose, che gli stessi noaidi non le potevano toccare altrochè con dei guanti; le conservavano in scatole, dalle quali le lasciavano volar via una alla volta, quando volevano far danno a qualcuno; compiuta la sua missione, la mosca tornava al suo padrone. Queste ganflue si ereditavano e si prestavano da un noaide ad un altro. Specialmente le eruzioni cutanee, i gonfi e tumori, lo sputare sangue, erano prodotti da queste mosche[38].

Alcuni noaidi avevano anche una bacchetta magica (gandstar), colla quale potevano fare il male; altri sapevano costruire dei tyre, palla leggera che lanciata sopra un uomo o un animale, che si voleva offendere, produceva lo stesso effetto della mosca ganica. Il finskud (tiro finno) era un altro modo, col quale il noaide sapeva nuocere al prossimo. Esso faceva un’immagine della persona colla quale era in collera, e quindi tirava una freccia contro questa immagine nella parte del corpo che voleva render malata. L’arco col quale tirava era piccolo e di corno di renna; le freccie di due specie, appuntate o no secondo il genere di male che voleva infliggere[39].

Pare certo che i lapponi, anche prima di avere avuto sentore delle credenze cristiane, credessero all’immortalità dell’anima e al rinnovamento del corpo per gli uomini, non solo, ma anche alla continuazione dell’esistenza degli animali. Essi credevano pure ad una ricompensa ed una punizione dopo morte, ma forse questo è dovuto a infiltrazione d’idee cristiane. Saivvo era la dimora delle anime beate. Era sotto la terra a piccola profondità, i lapponi vi vivevano come sulla terra, ma più ricchi, più felici, insieme a tutti gli animali che vi sono sulla terra.