La Lok-kierres coperta pure di pece, e serve a portare i commestibili; è più grande della pulke e della giet-kierres[12].
Il lappone passa gran parte della sua vita in queste sue slitte. Il pescatore non muta soggiorno che in primavera ed in autunno, ma il fieldlappe è sempre in viaggio: Haud secus ac veteres Scythae, de quibus in historia fecerunt, hodieque faciunt Arabes ac Tartari, semper mobiles sunt, semper vagi, non eadem sede et loco diu contenti.
Sono i viaggi per portar le renne alla costa nell’estate o quelli di ritorno sul finire dell’autunno; sono le corse per cercar nuovi pascoli o sono anche lunghi pellegrinaggi per far visite a parenti od amici. Il van Duben, che parla di questi viaggi di cortesia, aggiunge maliziosamente, che in essi i rapporti fra i due sessi sono molto liberi e che se ne vedono spesso anche gli effetti, benchè anche i più recenti viaggiatori parlino con entusiasmo dei buoni costumi dei lapponi.
Nelle carovane il paterfamilias va davanti a tutti e dietro a lui tutte le altre slitte. Dove è il bambino è sempre la madre, che spesso getta le briglie sul collo della renna e anche nel più rigido inverno apre il seno e lo porge al bambino. Il renne corre serpeggiando e il lappone butta le briglie sul collo dell’animale ora a dritta ed ora a manca, secondo la direzione che vuol prendere. Quando un renne focoso corre troppo, si lega alla slitta che gli sta davanti. Spesso si legano molte slitte insieme e un solo lappone nella prima le guida tutte. È incredibile vedere come quella gente sappia orientarsi senza bussola in quelle pianure tutte bianche. Anche quando la neve cade così fitta, da impedire al condottiero di vedere l’animale che lo tira, essi non smarriscono mai la strada. Una pietra, un’ondulazione di terreno bastano per contrassegno e nella notte servon loro di guida le stelle, delle quali conoscono parecchie. Le Pleiadi ebbero dai lapponi un nome molto poetico: quello di nieid-gierreg o famiglia di vergini. I ricchi si fanno sempre trascinare da rangiferi maschi castrati, i poveri dalle femmine; ciò che mi ricorda il gaucho argentino, che non monterebbe una cavalla per tutto l’oro del mondo.
La renna è il compagno inseparabile del lappone e anche nei libri più popolari trovate inni di poesia indirizzati a questo animale, che porge all’uomo iperboreo la sua forza, le sue carni, il suo latte, la sua pelle e i suoi tendini per farne il filo da cucire.
La renna è un animale semidomestico, che si lascia difficilmente domare ed educare al tiro. Anche per mungerlo conviene legarlo e il suo latte è meno copioso di quello d’una capra. Vien castrato coi denti, colla schiacciatura del cordone spermatico (admoto ore, dentibus contundit, Leem). Il renne si è adattato alla vita nomade del lappone e riesce a farsi carnivoro in casi di grande carestia, mangiando i sorci e una pasta fatta di teste e lische di pesci miste a paglia, ad alghe (Fucus serratus) e ad olio di pesce. Avidissimo dell’orina umana, la ricerca avidamente, rompendo la neve colle sue zampe. Ciò spiegherebbe anche la loro avidità per l’acqua di mare.
E qui, se mi permettete, lascio la parola al mio illustre amico, il prof. Friis, il quale nel suo libro sulla Lapponia, descrive con molta evidenza i costumi vagabondi di quella gente, ch’egli ha studiato con tanto amore:
MIGRAZIONI DEL FJELDLAPPE
«Seguiamo un lappone nelle sue migrazioni dal Fjeld alla costa del paese (trakten) intorno a Kautokeino alla costa vicino a Seglvigen dove dimora d’estate, cioè durante circa due mesi. La distanza che deve percorrere due volte all’anno è di circa 30 miglia (340 kilom.).
«Durante l’inverno il Fjeldlappe è stato attendato nei medesimi luoghi ove lo sono stati i suoi padri per secoli, ora sui monti, ora nelle valli, ora nel piano. Tutto l’inverno ha dovuto tenersi in guardia contro il lupo, il suo peggior nemico, che ora solitario s’aggira con invidia intorno alla mandra, ora arriva in branchi ed insegue ed attacca le renne. Per questo la notte fanno la guardia, e per turno i vecchi ed i giovani devono star fuori colle renne ed esser tanto più attenti quanto maggiore è il freddo, più forte la bufera e più buia la notte. Ogni quarto d’ora chi sta a guardia deve fare il giro della mandra, impedire coll’aiuto di cani di sbandarsi, urlare, sparare il fucile e fare quanto rumore può perchè il lupo, lontano o vicino, si accorga che la gente veglia. Se il lupo è veramente affamato nulla lo spaventa, neppure i colpi di fucile; se non è tanto affamato, rimane in distanza ed aspetta il suo momento; perchè egli conosce il pericolo che corre e sa che quando la neve è alta è facilmente raggiunto dal lappone sui ski. Ma può darsi che per l’appunto quando dopo una ronda intorno al gregge si è appiattato in un buco in qualche mucchio di neve per ripararsi dal vento gelato e vuol prendere un momento di riposo, la sua quiete sia disturbata ad un tratto. I cani che si erano coricati sulle gambe del guardiano, servendogli da coperta, saltan su e s’allontanano abbaiando. Le renne che si sono accorte anch’esse d’un pericolo, dapprima si stringono fra loro in una massa compatta, ma dopo corron pazzamente qua e là finchè sentono il lupo: allora fuggono a tutta velocità, in generale contro il vento, inseguite dai lupi che cercano di sbandarle per sopraffare a due a due gli animali isolati. Si tratta ora pei guardiani, spesso ragazzi di 15 anni, di essere svelti; l’uno coi cani va dietro al gregge, l’altro corre sui ski, presto quanto può, alla tenda per fare escire ed accorrere sui ski la famiglia o le famiglie col grido di «Gumpe lae botsuin!» Il lupo! il lupo ha aggredito il gregge! Frattanto l’altro guardiano coi cani ha cercato di difendere il gregge come ha potuto. I cani Muste, Ranne, Girjes e Tschalmo (cioè il nero, il bigio, il macchiettato e quello colle macchie sugli occhi, particolarità che ha dato origine alla parola Tschalmo — dai quattro occhi — ) hanno cercato di tenere il gregge riunito e di aggredire il lupo. I cani dei lapponi sono piccoli, ma alcuni di essi sono abbastanza coraggiosi per aggredire il lupo e l’orso.