«Guarda là Muste come si azzuffa col lupo. Muste non ha coda. È il lupo che glie l’ha portata via? no; Muste non l’ha mai avuta. È nato senza coda[13] ed è per l’appunto per questo che è più difficile al lupo di agguantarlo. Più in là sul monte due renne si fanno strada con fatica sulla neve profonda: hanno la lingua pendente per la fatica e certamente la loro ultima ora sarebbe già suonata, se Muste non avesse saputo coi suoi attacchi fermare il lupo. Tutte le volte che questi riprende la corsa per perseguitare le renne, Muste lo segue, sicchè il lupo deve voltarsi per provare di sbarazzarsi dell’incomodo nemico. Ma non gli serve. Muste gli corre intorno come un turbine, e il lupo, che al dir dei lapponi ha la schiena poco pieghevole, ed è lungi da potersi voltare colla rapidità del cane, fa dei salti per acchiappare Muste inutilmente, come li potrebbe fare un cane da lepri dietro ad un coniglio. Per questo un cane come Muste non ha prezzo per un lappone e non lo venderebbe per 10-15 speciesdaler. Per un’ora Muste ha tenuto il lupo in scacco ed ha salvato le due renne. Finalmente il suo latrato disperato si è sentito ed ha chiamato la gente al suo soccorso. Finalmente due skilöbere (gente montata sui patini) appariscono sul ciglio del colle e calano giù colla rapidità della freccia fra il lupo e le due renne. Muste rinnova il suo attacco con furore raddoppiato, tanto che senza dubbio si farebbe sbranare dal lupo, se questo non fuggisse spaventato nel vedere gli skilbere. Se riesce a fuggir da Muste non può fuggire dai skilbere. Questi rapidi come il vento, passano oltre a Muste ed ora comincia una corsa sfrenata col lupo. Se il terreno è favorevole e la neve profonda, il lupo è spesso raggiunto. Il skilbere, che prima gli arriva a lato, gli dà col skistok (bastone che adoprano quando sono sui patini) un colpo sul kroùtgrüken, il punto il più vulnerabile del lupo, che lo paralizza in modo che rimane là sulla neve, senza poter più fare un passo colla gola aperta e minacciosa contro i suoi nemici, mandando fuori dalla bocca rossa ed avida di sangue un nuvolo bianco di fiato caldo. Arriva tosto anche Muste senza fiato ed ansante e comincia a saltare intorno al lupo, non essendo ancora sicuro che il lupo si possa rialzare e rincorrerlo. Può darsi che i lapponi non si diano il tempo di uccider subito il lupo e che vadano dietro ad un altro, ben certi che quello colla schiena rotta non potrà muoversi di lì fino a che tornino a dargli il colpo di grazia. Ma sia ora, sia dopo, non lo uccidono senza prima aver sfogato il loro odio contro il loro peggior nemico con un discorsino. Solo dopo avergli rammentati i suoi misfatti e quelli dei suoi padri, e dopo aver vuotato il loro sacco di ingiurie contro di lui gli danno la morte, piantandogli un coltello nel fianco o tirandogli una palla di fucile sulla testa. Il picchiarlo sulla testa col bastone non serve, poichè sa perfettamente parare i colpi ricevendoli sui denti.
«Ma non tutti i cani sono svelti come Muste. Per questo, non ostante gli sforzi dei guardiani, succede quasi sempre che quando il gregge è assalito da un branco di lupi perdono pochi o molti animali. Può darsi che il lappone se la cavi con un paio di renne, forse le sue due migliori bestie da tiro, ma può anche darsi che egli in una notte ne perda 10, 20, 30; può darsi che la sera fosse un uomo ricco che possedeva molte centinaia di renne e che alla mattina sia un miserabile. I suoi animali saranno sbranati, cacciati nei precipizii, stroppiati e nel caso migliore cacciati a molte miglia di distanza e dispersi in modo che deve andare in giro per raccoglierli nelle altre mandre ove si sono rifugiati, seppure dei ladri non hanno gareggiato coi lupi. Però per alcuni anni può darsi che il lupo si mostri appena; allora vi è «pace.»
«Quello che il Fjeldlappe ha più da temere dopo il lupo è l’abitante non nomade (Fastboend) di Kautokeino e Karasjok. Questi ha l’abitudine come l’abitante della costa di segare del fieno qua e là per i monti, spesso a diverse miglia (di 11 kilometri) dalla sua abitazione. Col fieno o per meglio dire misera erba di padule che riesce a mettere insieme, fa dei mucchi che ricuopre con più o meno cura. Questi sono dichiarati Privat Eigenthum ed i Fastboende esigono che siano rispettati come tali dai Fjeldlappe, quantunque spesso non abbiano nessun diritto di proprietà sul terreno sul quale hanno segato quel fieno. Le renne che hanno buon naso, quando per lo stato della neve possono difficilmente arrivare ai licheni, hanno sentore di uno di questi fienili, vi accorrono ed in un momento lo buttano all’aria, spargendo il fieno ai quattro venti, e quando il lappone affannato arriva dietro al suo gregge, il male è fatto ed irrimediabile. Quando il Fastboende, avendo terminato la sua provvista, viene a cercare i suoi depositi, non li trova più, se può sapere di qual Fjeldlappe erano le renne colpevoli, lo denunzia, e questi deve pagare il danno.
«Nel mese di maggio il lappone nomade comincia ad avviarsi a corte giornate verso la costa. Per antica abitudine (?!) o per istinto le renne d’estate bramano andare verso la costa come le vacche verso le alture (saeters). Come non vi è necessità assoluta per le migrazioni delle vacche, così non vi deve essere neppure per le renne. Queste possono vivere tutto l’anno nell’interno quando hanno estensione sufficiente di terreno, ed alcune condizioni necessarie. Alcuni Fjeldlappe rimangono tutto l’anno all’interno senza mai venire al mare. Così fanno alcuni lapponi norvegesi di Karasjok, che rimangono sulle alture fra Karasjok e Parsongerfjord. Così fa il ricco lappone svedese di Karasuando Lare Jansen Sikko[14] che possiede una mandra di 3000 renne; rimane presso il lago d’Alte nell’Am di Tromsoe vicino alla frontiera, da dove i suoi animali non scendono al di là di Bardo distante diverse miglia (norvegesi) dal mare. Quel Fjeldlap non solo è il più ricco dei regni uniti, ma ha fama di tenere i suoi animali in modo che non danneggino i Fastboende. Nessuna delle renne che dimorano nella provincia di Throndjem, nè quelle selvatiche del Dovre ecc. vengono mai alla costa. Non è dunque punto necessario che le renne vadano alla costa a bere il mare. Nella Lapponia russa una parte delle renne viene tenuta nell’interno, ma non prosperano come quelle libere dei lapponi nomadi che vanno alla costa, dove non solo trovano ricche praterie (d’estate i licheni sono secchi, e allora le renne non li mangiano) ma ancora il vento di mare le libera dai millioni di zanzare, che nei caldi estivi sono un tormento terribile nell’interno per uomini e bestie. In Svezia si conservano alcune renne durante l’estate; ma vengono talmente tormentate dagli sciami di zanzare, che si deve accendere del fuoco perchè possano trovare un rifugio da esse nel fumo. Sui monti dove trovano neve possono passare meglio l’estate. Se tutte le renne potessero rimanere un’estate nei pascoli di licheni dell’interno sciuperebbero cogli zoccoli tutto il lichene che cresce tanto adagio (dieci e più anni), mentre d’inverno è protetto dalla neve, e mettono allo scoperto solo quello che vogliono mangiare.
«Durante il viaggio verso la costa viene l’epoca della nascita delle piccole renne; per il solito verso la metà di maggio; per questo il maggio è detto dai lapponi miessemanno, mese di vitelli. I lapponi assicurano che se durante quel tempo le loro mandre sono esposte negli altipiani nudi dell’interno a diversi giorni di bufera, di neve continuata, una gran parte, qualche volta la maggior parte dei vitelli, muore. Per questo le famiglie più povere, che posseggono solo 100 o 200 renne, partono per la costa tanto presto da arrivare vicino alla costa o alle isole avanti che le renne si sgravino, perchè sulla costa il clima è più dolce e trovano più facilmente riparo.
«Il lappone procede lentamente nel suo viaggio. La neve cuopre la terra; per lo più i laghi sono tutti gelati in modo da permettere di passarci sopra sicchè le tende ed i loro pochi utensili possono viaggiare in slitta. Per andar avanti in quel paese senza strade occorre una conoscenza di ogni particolarità del terreno che non ha mai nessun norvegese, ma che il lappone possiede a un grado superlativo. Ve ne sono molti che conoscono dei tratti di fin venti miglia (230 (?) kilom.) e più, sui quali si possono trovare 200 laghi e fiumi, con tale esattezza che può anche indicare a un altro lappone un punto qualunque di quel tratto, avendo nomi per ogni lago, fiume, monte, per le pietre più grandi ed altre particolarità.
«Se il nostro lappone deve passare nell’isola di Stjern in primavera, è obbligato di legare le quattro gambe ad ogni renna e trasportarle in barca; d’autunno quando sono più grosse e le piccine sono cresciute, passano a nuoto quella distanza di mezzo miglio (quasi 6 kilom.).
«Quando s’avvicina alla costa viene quasi inevitabilmente in lite col Fastboende, al quale sciupa qualche campo di patate.
«Se il nostro lappone è diretto invece verso... dopo passato Alteidet deve passare per il Joekelfjord, ove è un gran ghiacciaio che scende verso il fondo del Fjord. Da quel ghiacciaio durante tutto l’estate si staccano dei pezzi di ghiaccio che cadono nell’acqua e galleggiano nel fjord. Non è possibile passare nè sopra il ghiacciaio colle renne nè al piede di esso, e bisogna far passare le renne a nuoto nel fjord a rischio di vederle schiacciate da qualche blocco di ghiaccio come qualche volta è successo. Un paio di lapponi conducono un gran maschio verso la spiaggia, entrano in barca, tirando dietro a sè a nuoto quella renna, che deve servire da guida alle altre. Il gregge non è sempre disposto a seguire. In masse serrate, corre qua e là, spinto verso il mare dagli altri lapponi e dai cani, finchè finalmente si precipitano giù per il pendìo della costa come una valanga nel mare, facendolo schiumeggiare sopra grande estensione.
«Il giorno dopo il lappone passa ancora un ismo, fra due fjord e finalmente arriva al suo soggiorno d’estate. La fine di giugno è vicina; e si tratterrà qua circa un mese e mezzo. Se qui non vi è alcun fastboende (come certo lo desidera il nomade) le renne potrebbero essere lasciate ora in intera libertà. Altrimenti è obbligato di vigilarle affinchè non facciano danni.