«La guardia non si fa d’estate come d’inverno. Il lappone non sta assieme al suo gregge, non lo accompagna come d’inverno da pascolo in pascolo. Se d’estate fosse sorvegliato, tenuto riunito e confinato a spazi ristretti, non solo deperirebbe, ma le malattie alle quali quegli animali sono esposti, quando sono sottoposti ad una vigilanza severa d’estate, ne farebbero sterminio. D’estate il gregge deve avere tanta libertà da potersi estendere, cercare a piacere qua e là il suo nutrimento, nei giorni caldi deve andare in alto sui monti per fuggire le zanzare; nei giorni freddi, umidi o nebbiosi tenersi in basso nei paduli, nelle valli e nelle boscaglie. Il renne è un animale a metà selvaggio e non si può guardare e condurre come una mandra di vacche. Non farebbe allora altro che correre irrequieto qua e là pestando il suo pascolo, senza prendersi il tempo di pascolare. Le renne pascolano tanto meglio quanto maggiore è la loro libertà. Perciò il lappone lascia il suo gregge, e si stabilisce vicino ai campi del fastboende per poterli proteggere; poichè le renne vi vengono spesso nei giorni umidi e nebbiosi.

«Di quando in quando il padrone del gregge (che può per alcuni giorni essere andato alla pesca che fornisce un supplemento di vitto specialmente ai più poveri, che non potrebbero vivere di un piccolo gregge) deve fare una visita alle sue renne per vedere come vanno quegli animali e gli uomini che ha messo a guardia vicino ai campi coltivati.

«Forse sentirà che dei cani di fastboende hanno dato la caccia alle sue renne e ne hanno uccise alcune. Forse sentirà che i fastboende si lagnano che sono stati sciupati i loro campi.

················

«Una volta avvenne (secondo quanto mi ha narrato un lappone) che le renne sparivano senza che egli potesse trovare traccia nè di ladri nè di cani. Egli si era messo in agguato luogo la spiaggia per guardare se i ladri impiegassero battelli, ma non aveva scoperto nulla. Egli era anche andato in giro nelle stue o gamme dei fastboende, ed aveva parlato in tutta amicizia di tutt’altro che di furto di renne; aveva «fumato tabacco e bevuto caffè» ma non per «passare il tempo» oziosamente, ma per spiare se non scorgesse qualche brandello di pelle di renna o qualche pelo. Ma invano. Finalmente un bel giorno nel fare un giro nell’interno vede lungi dalla costa e dalle abitazioni una colonnetta di fumo. Seguita con precauzione la sua strada e vede con sua meraviglia una gamme di torba in un luogo ove mai prima aveva abitato alcuno. I ladri di renne che cercava sulla costa, per stare più comodi si sono fabbricati una gamme nei monti vicino alle renne, ed in luogo dove era difficile trovare le loro tracce. Il lappone si avanza cautamente contro il vento per non essere scoperto nel caso che vi fossero cani nella gamme, si arrampica pian piano sul tetto e guarda giù attraverso il foro per il fumo. I ladri non ci sono, saranno forse alla caccia. Nella gamme evvi solo un ragazzo, che dorme sopra una pelle di renna. Il lappone entra, ed al vedere il «fin» il ragazzo salta su spaventato dal suo giaciglio. «Mostra pelle, vedere pelle» grida il lappone che sa un po’ di norvegiano. Egli vuol vedere dalle marche degli orecchi se è uno dei suoi animali. Ma i ladri hanno prudentemente tagliato gli orecchi. Intanto però ha riconosciuto dal colore ed altri segni che è la pelle di una renna da tiro di suo padre. Il nostro lappone prende la pelle e la tira a sè, ma il ragazzo non la lascia andare. «Lascia pelle, pelle di padre,» dice il lappone arrabbiato, e dà un colpo sulle mani al ragazzo col bastone. Questi fugge urlando e corre fuori per raggiungere i suoi compagni. Il lappone dal canto suo prende la pelle di suo padre e corre a cercare aiuto. Se fosse raggiunto dai ladri potrebbe lasciarci anche la sua delle pelli. Ma per l’appunto s’imbatte nei ladri.

«Questi vedon lui, lui vede loro armati di fucile. Il lappone getta via la pelle e fugge da un’altra parte; ma il terreno è piano ed è difficile il nascondersi ed egli teme di essere raggiunto. Però dopo aver passato una piccola eminenza, essendo per un momento nascosto da questa, si butta sul ventre sopra un blocco di pietra, si rannicchia nella sua vecchia pelle di renna grigio-bruna come una tartaruga nel suo guscio, ed in quella posizione si confonde tanto bene col masso muscoso, somigliandogli tanto in forma quanto in colore, che ci vorrebbe a distinguerlo un occhio tanto esercitato quanto a distinguere una Rype (Lagopus) macchiata che si accasci a terra davanti a un cane da caccia. I ladri giungono all’eminenza e cercano invano il fin, che è lì davanti a loro. Quando sono andati via, il lappone cala giù dal sasso e scappa in un’altra direzione. L’indomani, quando ritorna, la gamme non c’è più, i ladri e i residui del furto sono spariti.»


Eppure i lapponi amano questa vita piena di travagli e di pericoli, e non la lascerebbero per nulla al mondo. Molti di essi potrebbero vendere le loro renne e raccogliere i loro tesori sepolti in qualche torbiera o sotto un macigno e ridursi in una città a fare la vita del norvegiano agiato; e non lo fanno.

Il divo Cristiano VI, in un suo viaggio in Lapponia nel 1733, espresse a Leem il desiderio di avere un giovane lappone alla propria corte; eppure fu difficilissimo trovarne uno, che volesse accogliere le splendide offerte di Re Cristiano. Il Leem aveva potuto a furia di preghiere e di promesse trovare un giovinetto, che sembrava disposto di recarsi a Cristiania, ma la madre corse a lui e gli si gettò ai piedi piangendo: «Io sono incinta, mio buon pastore, e se mi togliete il mio fanciullo, mi accadrà qualche sventura e Dio vi punirà.» Convenne lasciarlo a casa e trovarne un altro. Se ne trovò un altro, che andò alla corte; ma dopo poco tempo moriva, non so se di nostalgia o di noia.

I lapponi sono di carattere dolce e benevolo e l’ospitalità è una delle loro virtù più salienti. Il Leem dice che non bestemmiano mai, in ciò (aggiunge egli) molto superiori ai norvegiani.