Fjellner racconta, che una volta erano ospitali nel senso più ampio della parola[15], per cui l’ospite dormiva accanto alla moglie e alle figlie del padrone di casa. Oggi invece, cresciuta la civiltà, sono ospitali ancora, ma con certo rationabile obsequio. Von Back racconta di avere picchiato una volta indarno alla capanna di un lappone. Il padrone rispose alla sua richiesta con queste parole: Sono giunti oggi due lapponi stranieri ed hanno occupato gli unici posti disponibili. La guida, che accompagnava l’illustre viaggiatore, rimase mortificata, e dopo un breve battibecco concluse con questa biblica sentenza: Quando vi ha un posto nel cuore si trova facilmente posto anche nella tenda. Anche il Van Düben dice, che oggi i lapponi non si vergognano talvolta di mangiare colla famiglia, senza offrire cosa alcuna all’ospite che li guarda. Quando però scoppia un temporale si vedono entrare nella capanna fin 15 o 20 lapponi. Se sono conosciuti, si dà loro caffè o carne; se invece sono sconosciuti, si riduce l’ospitalità all’acqua e al fuoco.

Anche i più affettuosi fra i lapponi sono al primo incontro freddi e riservati; poi rotto il ghiaccio colla conversazione o meglio ancora con piccoli doni, diventano espansivi e cortesi. Nella Lapponia svedese si salutano con un buorist (bene) arrivando, e partendo con un batze dervan. Si baciano col naso, o si abbracciano, stringendo il braccio destro intorno alla vita e toccandosi naso con naso. Una volta vi era tutta una gerarchia di saluti: il bacio sulle labbra fra parenti molto vicini, il bacio sulle guancie fra parenti meno stretti; il bacio dei nasi per gli altri. Oggi pochi si stringono ancora col braccio destro, gli altri si danno la mano come noi.

Della loro bontà fanno fede anche i rarissimi omicidii e solo per fanatismo religioso. Non è quindi del tutto falsa l’asserzione di molti viaggiatori, che essi non spargono mai sangue. Sono però ladri di renne e nel commercio spesso fraudolenti. Anche il buon Leem, che tanto li ama, dice: Lappones, ut reliqui mortalium suis quoque vitiis laborant, sed paucis sane et raris...; e questi vizii sono l’ubriachezza (oggi quasi dimenticata) e la frode. Sanno fra le altre cose vendere pelli guaste per buone, nascondendo con molta arte i rattoppi e i buchi. Il furto domestico però è quasi affatto sconosciuto e il Leem racconta che in tanti anni vissuti in Lapponia nulla gli fu rubato, benchè tenesse aperte tutte le cose sue.

Ammogliati prestissimo, amano le loro mogli e i loro figli con trasporto. Dell’affetto delle madri fanno fede le culle fabbricate con tanta arte e ornate con studioso amore. Sono di legno, ricoperte di pelli, e per l’inverno con un astuccio di morbida pelliccia, con un soffietto per difendere dalla luce gli occhi del piccino. Allattano i loro bambini per due anni e anche più.

Le nozze sono semplicissime. Lo sposo si reca a casa della sposa con alcuni suoi parenti, uno dei quali si fa suo avvocato ed oratore, ed entrando nella capanna offre al suocero futuro del vino. Se questo è accettato, il matrimonio è combinato e tutti i parenti bevono della stessa bevanda. Per ultimo entra anche il pretendente, che offre alla fanciulla un piccolo dono, che per lo più è un oggetto d’argento. Le nozze si compiono più tardi con un piccolo pranzo, senza pompa nè apparato, senza balli nè canti. Compiuta la cerimonia, lo sposo rimane quasi sempre colla sposa in casa del suocero per lo spazio di un anno, trascorso il quale, va a stabilirsi da sè, ricevendo dal suocero tutto il necessario per piantare una casa. I matrimonii tra parenti sono proibiti.

I funebri semplici come le nozze. Il cadavere vien portato con piccolo seguito sopra una barella in luogo appartato, dove è sepolto a piccola profondità in una cassa di betula o anche senza cassa. Una volta si piantava la slitta del defunto sulla fossa e si rizzava un grossolano monumento di pietre e corteccie di betule.

I più ricchi fanno talvolta una cena funebre.

Sul pudore dei lapponi corrono diverse e opposte opinioni. Se dovessi giudicarne dalla mia esperienza direi che le loro donne sono più pudiche di molte altre, dacchè non ho riuscito a fotografarle nude, per quanto offrissi una somma fin di lire 150 per questa accondiscendenza. Un dotto entomologo tedesco invece, che visse lungamente fra essi, mi disse di averli veduti sagrificare all’amore nelle loro capanne dinanzi a’ suoi occhi, e a Trondhiem due lapponi furono arrestati, perchè contro il muro di una casa riproducevano la specie. È vero però che erano ubriachi. Alle nostre carezze le fanciulle non dicono sempre di no e s’abbandonano all’amplesso per simpatia dei sensi, non per avidità di denaro. Il Knud Leem li difende nella sua opera da un anonimo scrittore, che li aveva detti scostumati:

At ego sancte asserere ausim, nullum me unquam ab illis obscoenum audiisse verbum, nec per totum illud quadriennium, quo inter duarum Parochiarum Kilvigensis et Kiöllefiordensis, Lappones Missionarii munus obibam, ullum in utroque coetu, extra legitimum conjugium, partum fuisse editum, et per integrum sexennium, quo coetui Altensi curio præeram, unicum duntaxat.

In ogni modo i figli del peccato non sono nè abbandonati, nè sprezzati; perchè sopra ogni cosa amano veder crescere la popolazione.