Dans un monde meilleur le lapon chantera.»

Et tu crois, o vieillard, que sur d’autres rivages,

Parce qu’elle est plus haut, la nue a moins d’orages,

Et que l’homme au bonheur chante un hymne éternel?

Ah! qu’il en est aussi dont les âmes blessées

Traînent avec ennui le poids de leurs pensées,

Et disent comme toi: Nous chanterons au ciel.

I lapponi non hanno orologio e contano alla grossa il loro tempo col sole. Il tempo per loro è l’ultimo pensiero. Se una cosa non si fa oggi, si farà domani, e se non potrà farsi domani, si farà un’altra volta: questa è la loro filosofia. Non si decidono che lentamente, vogliono e disvogliono, ma una volta decisa una cosa, la eseguiscono puntualmente.

Sono umoristici come gli svedesi e allo scherzo rispondono con altri scherzi, che spesso sono anche mordaci. Amano molto dare agli amici soprannomi, che si pigliano per lo più da difetti corporali. Una volta un parroco diede ad un lappone (certo per equivoco) del caffè con sale. Lo bevette senza dir motto, ma restituita la visita dal prete, questi ebbe delle more salate. Il lappone redarguito rispose sorridendo, aver creduto che il parroco amasse il sale.

Fétis, in un suo saggio sul sistema di classificare le razze umane dalla loro musica, disse sull’autorità di Acerbi, che i lapponi erano affatto distinti dai finni, perchè erano il solo popolo, che non conoscesse il canto.