Il buon pastore norvegiano però non è troppo forte in etnologia, dacchè, alcune pagine più innanzi, trova una quandam etiam convenientiam fra i lapponi e gli antichi ebrei; cioè capelli oscuri, vestimenti simili, il canto sacro, usi relativi alla mestruazione ecc. E quasi non bastasse questo vagabondaggio di opinioni, egli trova forse una parentela fra lapponi e finni della Svezia. Davvero che questi nostri amici del nord sarebbero parenti universali!

Appartiene forse alle fantasie etniche anche l’idea che i fenici abbiano visitato il nord della Norvegia e che i cartaginesi andassero a pescare alle Lofoden, riportando il pesce nella loro terra affricana.

Leopoldo Von Buch dice, che Thule deve essere la Norvegia settentrionale e non l’Islanda e sostiene la sua opinione con validi argomenti. Egli ammette che lapponi e finni discendano da uno stipite comune, ma che si siano separati fra di loro prima di venire lì dove si trovano oggi. Egli crede probabile, che i lapponi abbiano lasciato la costa del Mar Bianco per venire ad abitare la Norvegia e la Svezia e che i finni sian venuti dall’Estonia, attraversando la Finlandia.

Virchow considera i lapponi come un ramo dei finni; Schaffhauser invece vede in essi i discendenti di mongoli respinti al nord lungo la costa dell’Oceano glaciale. Ecker crede, che siano un ultimo avanzo di un popolo, che occupava un tempo tutta la Scandinavia e fors’anche gran parte della Germania; ma quest’ultima opinione, che pure parrebbe a priori tanto verosimile, è contraddetta da tutte le ricerche preistoriche fatte dai dotti paletnologici della Danimarca, della Svezia e della Norvegia ed oggi in tutta la Scandinavia non vi ha anima viva, che osi difenderla[17].

A me sembra che il Van Düben abbia il merito di aver studiato più profondamente le origini dei lapponi, raccogliendo una cronologia di dodici secoli, accompagnando i lapponi da Erodoto fino ai nostri giorni. Poveretti! Essi ignorano la loro storia e non sentono il bisogno di rifarla; tocca a noi, irrequieti indagatori di origini, fare ciò ch’essi non sanno.

Erodoto è molto buio; ma Tacito nella sua Germania (Caput 45 e 46) lì dove parla dei sujones e dei finni, ci dà la prima notizia dei padri antichissimi dei nostri lapponi. Ma dopo Tacito, essi sono scordati per quasi 500 anni, se pur si vuol dimenticare il poco che ne dice Pomponio Mela.

Procopio Cesarico verso il 560 dell’èra nostra descrive la storia delle guerre gotiche e parlando degli eruli, che ritornano a Thule, loro patria, dice che quella terra era in gran parte disabitata, ma che la piccola regione coltivata contava tredici popoli diversi con altrettanti re. Aggiunge che in quel paese ad ogni anno si ripete il miracolo, che nel solstizio di estate il sole non tramonta e nel solstizio d’inverno il sole per quaranta giorni sparisce dall’orizzonte. Fra i barbari che abitano Thule, un solo popolo mena vita selvaggia e sono gli scrithiphinni. Son gente, che non beve vino, nè raccoglie frutta dalla terra, nè la coltivano; neppure le donne lavorano in casa, ma escono cogli uomini a cacciare. I loro monti e i loro boschi danno a loro le carni delle loro belve e dei loro uccelli. Non hanno lino, ma si veston di pelli, cucite coi tendini.

I loro bambini non poppano, ma succhiano il midollo dei grossi animali. Appena nasce un bambino, viene sospeso ad un albero e si copre di pelliccie, dandogli in bocca un pezzo di midollo, che succhia, mentre i genitori partono per la caccia.

Un altro goto, Jornandez, del tempo di Procopio (pag. 350), descrive Thule, sotto il nome di Isola Scanzia, che è circondata dal mare e da moltissime altre isole. Nel nord abita un popolo, che nell’estate ha 40 giorni di sole e nell’inverno 40 giorni di tenebre. Fra tutti i popoli della Scanzia i più dolci di costumi sono i fenni.

Il longobardo Paolo Varnefried, duecento anni dopo, cioè verso il 780, parla dello stesso popolo. Sono gli scrito-finni, che confinano coll’isola di Scandinavia. Anche nell’estate hanno la neve e vivono di carne cruda. Il loro nome deriva dal modo di camminare sopra pezzi di legno in forma di barca. Hanno un animale simile al cervo, della cui pelle fanno vesti simili ad una tonaca, che scende loro fino al ginocchio. A ponente, nel mare, vi è un vortice (il Malstroem).