La colpa è di nessuno e di tutti.

Di nessuno, perchè si nasce in una società fondata su false basi, perchè si imparano cento cose inutili, e si nuota nella più tenebrosa ignoranza di ciò che è necessario al sano esercizio della vita.

Quanti e quante hanno letto Dante e Shakespeare, quanti e quante suonano del Beethoven e parlano in tre o quattro lingue, e non sanno che cosa sia il carattere; quali ne sieno le origini, quali le leve per muoverlo verso il bene, per affinarlo, per attonarlo.

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Che cosa diresti, amor mio, se morto improvvisamente il macchinista di un treno in partenza, si chiamasse il primo venuto; fosse poi un facchino o un avvocato; un giornalista o un medico e gli si dicesse:

—Animo, montate in macchina e guidate il treno alla sua destinazione.

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In questa somma incomincia a metter tu per conto tuo più che puoi di amore, di bontà, di indulgenza, di tenerezze, di accorgimenti delicati e di care divinazioni; e allora la cifra totale riuscirà una grossa somma, anche se il compagno tuo mettesse una piccola parte di quei tesori dell'anima, che sono poi gli elementi della felicità.

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Scusami il paragone troppo grossolano e troppo aritmetico; supponi che la felicità sia rappresentata dal numero cento e a raggiunger questa cifra dovete concorrere in due.