Sopra un altipiano di granito alto 581 metri sul mare, trovate Nuoro, circondata da bellissimi monti e da valli fiorite; ha una bella e antica cattedrale, ma è più famosa per i suoi abitanti che per le sue industrie o i suoi monumenti; e ne parleremo più innanzi, quando dopo aver veduto le città e i villaggi entreremo nelle case a conoscere gli uomini.
Osilo è una delle più grosse borgate della Sardegna, e gli Osilesi hanno da secoli fama di fieri e di indomiti. Di essi si potrebbe dire anche oggi quel che Tacito scriveva dei Brettoni e Lamarmora ripeteva degli antichi Sardi: jam domiti ut pareant, nondum ut serviant. Il canonico Spano ci racconta che nei primi anni di questo secolo vi era ancora accesa una guerra tra due potenti famiglie di Osilo, i Serra e i Fadda. Anche le donne presero parte ai fatti che accaddero in quell’epoca e le rovine stesse del Castello servirono di rifugio e di fortezza ad uno dei partiti.
E la mia corsa nelle città e nelle borgate della Sardegna è ornai finita. Se avessi spazio dovrei ancora parlarvi di Cagliari fatta ad anfiteatro sopra la lava di spenti vulcani; di Sanluri, che ha storia gloriosa e campi fertili di biade; di Terranuova adagiata sull’antica Olbia, colla fisonomia prosaica di borgo mercantile e consolare; di Lanusey ricca d’acqua ottima e di vini deliziosi, famosa per salubrità; di Macomer fabbricata sul basalto, patria del celebre poeta e improvvisatore Melchiorre Murena, cieco dall’infanzia e che pagò con morte violenta le sue belle poesie satiriche; dovrei parlarvi di Oschiri, di Orosei, di cento altre borgate e villaggi che vanno scendendo la gran scalea della gerarchia che rannoda Cagliari e Sassari all’ultimo stazzo della Gallura.
In Sardegna anche i contadini vivono agglomerati nei piccoli e nei grossi villaggi, ed è questa una fra le massime sventure pei campi che rimangono abbandonati alle rapine dei pastori nomadi, che rimangono vedovi dell’occhio paterno del padrone. È questa un’antica consuetudine venuta fino a noi e sorta in quei tempi, nei quali le continue e facili incursioni dei pirati rendevano pericoloso il vivere isolati in mezzo a campi deserti e smisurati.
V’è un gruppo di villaggi fra Cagliari e Iglesias che hanno una fisonomia così argentina da far credere al viaggiatore che egli si trovi nell’America Meridionale. Una lunga fila di case fatte di fango impastato colla paglia e battuto e che porta il nome latino di ladderi (tapias degli Argentini). E quelle case bigie hanno tutte il solo piano terreno, e sulle mura che cingono il cortile e l’orto vedete piantati i cacti, d’un verde bigio anch’essi, e fra l’una e l’altra schiera di case di fango, vie larghe e piene di fango anch’esse; ora polverose e fetide; ora palustri e fetidissime. Altrove i villaggi sono meno tristi, ma sempre sucidi assai, con un immondo comunismo di bipedi e quadrupedi, di stalla e di cucina; spettacolo umiliante e triste. Convien però ricordare che quella gente vive più che può a ciel sereno, che fa de’ campi, dei monti, dei boschi la propria casa; e nella capanna s’accovaccia per dormire e macinarvi il grano. Anche l’uccello più pulito e più poetico s’accontenta di un nido piccino e fatto spesso di fango, perchè è padrone dell’aria infinita e chiama suoi i campi del Signore. Nell’uomo del nord il culto della casa non è soltanto prova di vita più civile, ma è anche il frutto del cielo inclemente e burrascoso.
All’infuori dei villaggi di ladderi del Campidano che hanno fisonomia propria e caratteristica, gli altri pigliano contorni diversi secondo l’argilla o la pietra che l’uomo ha trovato vicino a sè per farsi la propria casa.
Gli stazzi della Gallura son le case dei pastori che si raggruppano tra loro con forma di federazione naturale che chiamano cussorgie. Più d’una volta trovate nella stazzo mobilia pulita e qualche agio della vita, qualche crepuscolo d’arte; trovate sempre splendida ospitalità.
Da qualche tempo intorno allo stazzo vi sorride un campo coltivato a biade o a patate, con qualche frutteto. È il pastore selvaggio che si fa agricoltore; primo passo verso una civiltà più matura, più feconda; terreno di transizione che riunisce due epoche geologiche nella storia dell’uomo.