Lamarmora vi dice: «che gli abitanti del Sulcis e della provincia d’Iglesias sono appellati comunemente Maureddus (mauritani o mauri) che alcuni vogliono derivare dai Mori dell’Africa, che secondo Procopio sarebbero stati trasportati nell’isola, al tempo di Belisario. Io penso senza ingannarmi che quelli che hanno questo nome sono veramente discendenti di colonie africane stabilite nell’isola. Il dialetto infatti attuale dei Maureddus pare aver conservato qualche traccia dell’idioma africano. Dentro la stessa città d’Iglesias vi è una fontana chiamata di Coradino che se non è una prova, è un argomento di più in favore dell’opinione che ricongiunge i Maureddus ai Saraceni[5].»
Anche il barone di Maltzan non osa pronunziare un giudizio sicuro sull’origine dei Maureddi di Iglesias e confessa di non aver saputo trovare in essi che traccie fuggitive che potessero far sospettare una stirpe arabica. La parola Boddeus esprime nel dialetto di quel paese un piccolo gruppo isolato di case, e ricorda il bit (casa) degli arabi. Così furriadroxus (case di campagna degli abitanti delle città) deriverebbe dalla parola sarda fura (fuori) e dall’arabo charadscha (escire). Poveri argomenti davvero per assegnare la genealogia ad un popolo[6].
Ho voluto consultare l’eruditissimo professor Ascoli sull’etnografia dei Maureddus ed ecco le preziose notizie ch’egli mi ha gentilmente trasmesse:
«Si sono in vario modo confusi, da più scrittori, i Barbaricini ed i Maurelli (Maureddi). I primi occupano le Barbagie (Sas Barbagias) nel Logudoro; e par sempre probabile, malgrado i dubbi del Cattaneo (Alcuni scritti, II, 190) ch’essi risalgono ai Mauri Barbari di Procopio, gettati nell’isola tra il quinto e il sesto secolo dell’êra volgare, comechè l’ubicazione delle Barbagie non bene risponda alle parole di questo autore[7]. È manifesto, del rimanente, che i Mauri Barbari di Procopio non potevano essere arabi, come stortamente fu asserito, ma ben piuttosto avranno a reputarsi berbéri, che è quanto dire di quella razza aborigena dell’Africa, a cui più tardi gli Arabi, riproducendo il barbarus romano, diedero il nome di Berber. — I Maurelli si trovano all’incontro nel Sulcis, a poca distanza da Iglesias, e manca ancora (1861) intorno ad essi ogni attendibile ragguaglio. Un indigeno, estraneo a simili studj, descrive il loro parlare a questo modo: idioma misto di genovese, campidanese e africano. Dall’Africa, secondo lo stesso isolano, ivi approderebbe e si stabilirebbe di continuo nuova gente. Nelle Barbagie, all’incontro si parlerebbe il logudorese con insignificanti varietà.»
Anche in Oristano trovai fisonomie orientali. Martini dimostrò con tutta evidenza l’emigrazione in Oristano di cristiani d’Oriente e Maltzan volle anzi con questa spiegare il colore greco-orientale della gente di Cabras. Fu infatti nel 1295 edificata una chiesa in Oristano da Papa Bonifazio VIII onde potessero farvi le loro preghiere i cristiani di Tiro scacciati dall’Oriente dai Musulmani di Egitto.
Un altro tipo sardo è quello che si trova nell’Anglona, dove in alcuni villaggi gli abitanti schierati dinanzi a noi per accoglierci festosamente erano tutti di eguale altezza, e così rassomiglianti da sembrar tutti membri d’una stessa famiglia. Pur troppo a Laerru, ad Oschiri e in altre borgate della Sardegna i matrimoni fra parenti son frequentissimi e l’egregio dottor Paolo Manchia di Oschiri mi ha comunicata una preziosa statistica dei matrimoni avvenuti in quel paese dal 1858 al 1868, dove si leggono scritti a caratteri di fuoco i pessimi risultati delle unioni tra consanguinei. Nell’Anglona gli uomini hanno capelli e barba foltissimi, statura mezzana, corpo asciutto, naso aquilino, occhi grigi o neri ma sempre acuti.
La Gallura è paese corso e certe valli intorno a Tempio hanno tipi così latini che sembrano medaglie antiche. Gli ultimi figli dei Romani etnograficamente son forse a cercarsi in Sardegna.
Nel sud della Sardegna, meno i figli di stranieri o di italiani d’altre provincie, tu non trovi mai occhi azzurri e capelli biondi, e ti accorgi di essere nel nord, quando ti incontri in pupille azzurrine, che non di raro però si accordano con capelli neri; anche questo ricordo romano. Quasi dovunque vedi barbe foltissime e capelli che durano anche sui capi più venerandi[8]. Perciò mi fece sorpresa il vedere in Siniscola quattro consiglieri comunali, due dei quali portavan parrucca ed un terzo era calvo.
In Sardegna è rarissimo trovar uomini contraffatti: non pellagra, non rachitide: nell’interno è quasi sconosciuta la sifilide.
La donna ora è più bella, ed ora men bella dell’uomo, secondo che la razza adatta meglio la fisonomia al tipo virile o al femminile. Così a Nuoro quei montanari hanno sopracciglia nere e foltissime, occhi corvini, naso diritto e non aquilino, labbra dal piglio altero, e questa fisonomia riesce troppo dura per la donna; è invece nell’uomo simpatica fierezza. Le donne si distinguono in moltissimi paesi della Sardegna, ma specialmente a Cabras, a Patadas e nella Barbagia per ricchissimo seno, a cui com’è naturale si associano sempre anche le linee posteriori di Venere Callipigia. Gli eleganti e pittoreschi costumi rialzano poi la bellezza non sempre perfetta delle linee del volto o nascondono quella troppo massiccia e selvaggia del corpo.