Il miele amaro si trova specialmente a Monti, ma è proprio anche di altri paesi della Sardegna. È fatto dall’ape comune, ma dall’ape che si ciba d’assenzio e d’altri fiori amari. A chi ripugna dal dolce soverchio, il miele amaro riesce cibo saporito, ed io posso farne fede per mia esperienza. In Sardegna è stimato come cibo tonico e buon amico dei ventricoli stracchi e bislacchi. Questo miele era conosciuto fin dai tempi di Dioscoride, perch’egli parla del miele comune, del miele sardo, del miele pontico e del Mel saccharum e ci dice che il miele sardo è amaro, perchè le api in quel paese succhiano l’assenzio. E davvero che anche al dì d’oggi, specialmente nel nord dell’isola, è questa erba comunissima. Anche Plinio ci racconta che in Corsica si aveva un miele amaro.

Il pane di ghiande è uno dei cibi più curiosi e che deve rannodarsi ad usi di popoli antichissimi; forse ai primi abitatori della Sardegna. Questo pane si prepara nell’Ogliastra, ma specialmente a Baunei, ad Urzulei e a Talana. Si fanno cuocere le ghiande della quercia comune o della quercia sughero per circa otto ore, aggiungendovi acqua in cui si è stemperata un’argilla rossa finissima. Così cotte si mangiano le ghiande sotto il nome di a perra (metà del frutto) ed hanno un colore bruno nero; oppure si impastano con acqua di ceneri di vite e si fanno asciugare i pezzetti sopra lastre di sughero, ravvolgendoli poi in foglie d’arancio o d’altra pianta aromatica; e son queste le ghiande a fette. Tanto le ghiande cotte come il pane di ghiande hanno un sapore di pattona o polenta di castagne della Toscana; certo che mangiandone io trovavo assai più ripugnante l’aspetto che il sapore di questa vivanda singolarissima. Pare che sia però cibo nutriente e salubre, dacchè specialmente a Baunei lo mangiano anche nelle annate d’abbondanza; nel resto dell’Ogliastra invece è cibo di riserva in tempo di carestia, e che ha salvato la vita in epoche diverse a migliaia di abitanti. Io m’ebbi di questo pane per la squisita cortesia del farmacista di Lanusey, signor Agostino Gaviano, abilissimo fabbricatore di vini; e ne ebbi anche dal cortese signor Giuseppe Zoccheddu, segretario comunale di Baunei, e qui li ringrazio del dono gentile e delle molte notizie che mi hanno dato sulla preparazione di questo pane.

CAPITOLO III.

I proverbi sardi. — Classificazione e statistica dei proverbi. — Le superstizioni studiate nel proverbio. — Virtù, vizi ed usi ricercati per questa via. — L’agricoltura, la medicina popolare e la meteorologia dei proverbi. — Corsa attraverso i proverbi morali, filosofici e satirici.

Nei proverbi e nella poesia popolare di un popolo sta gran parte del suo carattere, e chi volesse tentare una psicologia comparata delle razze umane troverebbe in essi preziosi elementi per tracciare le prime linee del suo ardito lavoro. Noi studieremo i proverbi e la poesia popolare in Sardegna e verremo così a conoscere più da vicino la natura di quelli italiani che nascono e vivono nell’antica Icnusa.

Nei proverbi d’un popolo voi avete sempre la sua sapienza e i suoi pregiudizi; la sua morale e la sua ironia; che è quanto dire che in questo evangelo inedito e anonimo d’una nazione voi potete trovare il pensiero colle sue malattie; il carattere coi suoi sali. Sia che il pensiero scatti come scintilla improvvisa dal cervello d’un uomo d’ingegno; sia che maturi lentamente come grano nella spiga del granaio; sia che guizzi come lampo nelle lotte amichevoli della conversazione o fra il tintinnio dei bicchieri; o sorga come grido di tutto un popolo dinanzi ad un grande avvenimento; il pensiero non diventa proverbio, se non quando passa di bocca in bocca e perde le asprezze o si aguzza, secondo che è aforismo di morale o arguzia di satira; non diventa proverbio, se non quando, perduto lo stampo dell’individuo, diviene patrimonio di un popolo intiero.

Un uomo di ingegno, innanzi morire, dice e scrive mille pensieri diversi, ma pochi fra questi diventano popolari, pochissimi passano alla gloria immortale del proverbio. Un pensiero di poeta o di filosofo non diventa proverbio, se non incarna in sè stesso una parte dello spirito nazionale, se non s’informa alle tendenze, alle glorie, alla storia intellettuale e morale d’una nazione. Allora dinanzi a questo sublime battesimo del consenso di tutti, il pensiero perde la sua firma e l’autore ne perde per sempre la proprietà; ma divien goccia di sangue che circola nell’organismo di un popolo; moneta che sdruscita dagli anni non porta più immagine di re o di console, ma ha un valore riconosciuto da tutti. I proverbi sono quindi fra i libri sacri d’una nazione, e tu trovi in essi l’aforismo del vecchio che in sè concentra l’esperienza di una lunga vita, l’ingenua parola dell’uomo bambino e la perla escita dalle rosee labbra d’una fanciulla in un bel mattino della sua primavera; tu trovi il morso della satira e l’amara ironia del giovane isterico o dell’uomo stanco d’aver troppo vissuto.

Il canonico Spano ci ha dato una buona raccolta di proverbj sardi, dove ci duole per la storia completa del pensiero di non trovare che pochissimi degli immorali, degli indecenti e dei superstiziosi. Io ne ho fatto una statistica e li ho potuti distribuire in questi gruppi naturali.

Proverbi filosofici928
Proverbi satirici905
Proverbi morali383
Proverbi medici102
Proverbi agricoli38
Proverbi meteorologici27
2383

Accanto a questi metterei sette od otto proverbj di pregiudizj che l’illustre Spano ci regalò nella sua preziosa raccolta, e che gli sfuggiron di mano, mentr’egli tentava invano di escluderli dai suoi studj.