Non son certo proverbi galanti, nè son questi i peggiori che i sardi scaglino contro la donna.
Nei suoi proverbi il sardo confessa le sue predilezioni e i suoi vizi. Ottimo cavaliere egli vi dice: S’homine de paga impita, abbaidadilu a caddu, l’uomo di poco valore, guardatelo a cavallo. — Facile alla vendetta e assetato di giustizia vi dice spesso: Justitia pronta, vindicta fatta; e Megus terra senza pane, que terra senza justitia; meglio terra senza pane, che terra senza giustizia. Su perdonare est de Deus, su ismentigare est de macus; il perdonare è di Dio, il dimenticare dei pazzi. — Il sardo adula sè stesso con molta grazia, là dove fa l’elogio degli uomini piccoli: linu muzzu, tela longa; lino corto, tela lunga.
Il rispetto all’autorità, che è uno dei caratteri più salienti del sardo, figura nei suoi proverbi: Contra ad su Re non andat niune. Contro il re non va nessuno — Cum Deus et cum su Re, pagas paraulas. Con Dio e col re poche parole — Sa casaca de su Re iscuru ad quie non la rispectat. Guai a colui che non rispetta la divisa del re; — Sas minetas de su Re si devent timire. Le minaccie del re si devono temere.
Il canonico Spano non ha potuto raccogliere che tre proverbi sardi che parlan del mare; e anche in questa lacuna vediamo fedelmente rappresentata la ripugnanza di quel popolo per l’onda salsa che pure offriva loro tante liete promesse di commerci e di ricchezze. Anzi di questa ripugnanza non solo abbiamo nei proverbi le prove negative, ma troviamo anche quello che dice: andare ad s’imbarcare, e che indica una cosa grave, difficile, complicatissima.
È singolare la ricchezza di proverbi che parlano della pazienza. È forse perchè questa è virtù difficile ai Sardi, o meglio forse perchè essi ebbero per molti secoli occasioni frequenti per esercitarla? L’arduo problema ai posteri.
Mettete assieme i pochi proverbi da me citati e vi troverete dinanzi già a quest’ora un quadro del carattere dei Sardi, più fedele di quello che traccia l’artista che alla natura aggiunge troppo del suo; un vero quadro come lo vorrebbe Tacito, fatto sine ira et studio. Ma non è qui tutto il tesoro psicologico che possiamo scavare dal vangelo popolare, chè dopo aver veduto il cuore e palpate le carni, i proverbi ci riveleranno anche le foggie del vestito e la varietà delle forme. Vediamo le rivelazioni spontanee che ci offrono sui costumi e la storia della Sardegna.
Qui non hat amigos non andet a festa. Chi non ha amici non vada alla festa. — Non trovandosi locande in molti paesi della Sardegna questo proverbio dice che chi non ha amici sta male.
Faghere sa figura de s’assu de cupas, far la figura dell’asso di cuori. — Vale fare una tristissima figura, e la similitudine è presa da un giuoco sardo in cui l’asso è di nessun valore.
Sos qui ti toccant sa barba ti querent narrer corrudu. Toccarti la barba è lo stesso che dirti cornuto. — Qui troviamo che in Sardegna così come in molti altri paesi maltrattare la barba è un segno d’ignominia.
Sos benes de Don Nofre Foi. I beni di Don Onofrio Fois. — Questo proverbio ha avuto origine da uno straricco del Maghine, il Creso sardo e ironicamente dicesi ad un povero (Spano).