Ingher su brassu de Jorgie Laiosa. Avere il braccio di Giorgia Laiosa. Proverbio preso dalla tradizione popolare di una gigantessa di questo nome.

Non hazu pagadu ancora sa Citade. Non ho anco pagato la città, che è quanto dire non son facchino; perchè questo proverbio ha origine dalla città di Sassari in cui i facchini pagavano un diritto alla Città.

Esser comente Sanctu Johanne ad sa festa, esser come San Giovanni alla festa. — Vale uno ha fatto l’opera e l’altro ha gli onori. L’origine è dalla festa di San Giovanni Battista che fanno i servi di Maria in Sassari nel dì del Santo, giorno della fondazione della Confraternita dei dolori, portano in processione la Vergine, mentre il Santo sta nell’altare (Spano).

Alcuni proverbi ricordano persone e fatti che la tradizione ha smarrito, per cui riesce impossibile interpretare la loro ragione. Così gli scrupoli di frate Giovan Gallo, così la giustizia di Rivalò, così la fortuna di Pietro Feghe; così i bosani citati parecchie volte in proverbi satirici, come in quel che dice fagher comente faghent in Bosa, quando pioet laxant pioer. Far come fanno in Bosa, quando piove lasciano piovere.

Uno di questi però ha infamato per sempre un tale che per giuoco si divertiva a pungere col coltello la moglie Sos jogos de Donnu Jagure che dicesi a chi scherzando punge troppo.

Della passione dei Sardi per le fave trovate le traccie in parecchi proverbi, e tra gli altri in questo: S’anna qui det pioer faa cum lardu, l’anno che pioverà fave con lardo.

Maccu que loa, pazzo da catena. Questo proverbio pare abbia avuto origine da qualche pazzo così appellato, oppure dalla lua (titimalo) che rende stupidi i pesci nell’acqua. Simile a questo avevano i Siciliani il proverbio antico, stultior morycho. Morico è un epiteto di Bacco, al quale facevan i mustacchi col sugo di questo frutto, il moro (Spano).

Sardu villanu, è proverbio della Gallura, di Sassari e di altri paesi settentrionali dell’isola; e lo Spano ne cava un segno che queste son colonie sopraggiunte nell’isola.

Tristu que i s’annada mala, tristo come l’anno 1812, anno fatale per la Sardegna, in cui si provaron tutti i mali della carestia (Spano).

Infine questi due proverbi sullo staccio, vi dicono quanto importante sia l’industria della farina nella casa del sardo — Sedattu meu sedattu, su qui mi faghes ti facto, setaccio mio, quello che mi fate vi faccio — Su zoccu de su sedattu est s’allegria de domo. Il rumore del setaccio è l’allegria di casa.