L’asino, uno dei penati della casa sarda, ha l’onore di dare trentasei proverbi alla raccolta dello Spano; e la filosofia e la morale e la satira attingono bellissime ispirazioni da quel povero animaluccio ridotto in Sardegna a mostrare l’ultimo, l’infimo anello della scala dell’asinità. Il gatto, che è pur il gatto, non ha che dieci proverbi, il cavallo ne ha trentaquattro, la volpe diciannove; per cui nella fauna dei proverbi rimane pur sempre la palma all’asino.

L’agricoltura è bambina ancora in Sardegna; ed io non ho potuto raccogliere che 30 proverbi che la riguardano. Eccovi alcuni dei più espressivi.

Abba et sole, trigu a muntone, subta sa cappa de nostra Segnora. — Acqua e sole, grano in quantità sotto la protezione di Dio nostro Signore.

Quando s’aradu non fundat, su trigu non affundat. Quando l’aratro non affonda, il grano non mette le radici. — Proverbio che vi sembrerà tanto più saggio, quando sappiate che si usa soltanto nel Logudorese dove le terre sono argillose.

Sa fa bettala in infusta et su trigu in asciutu. Le fave seminatele in tempo piovoso e il grano in terreno asciutto.

S’annu qui hat a pioer faa cum lardu, l’anno che pioverà fave e lardo.

Attunzu ispilidu, baccarzu famidu, autunno spelato, vaccaro affamato.

Iscassia et fogu, saccajos cum piogu, scarsezza di pascoli e calori dell’estate, agnelli coi pidocchi.

Silva manna, fructu minore, selva grande, poco frutto; proverbio sapientissimo.

Dai sa die de Sanctu Larentu mandiga mendulas chentu, dai sa die de Sancta Rughe mundiga chentu nughe. Dal giorno di San Lorenzo (7 agosto) mangiate cento mandorle. Dal dì di Santa Croce (14 settembre) mangiate cento noci. Proverbio economico per significare che a quel tempo son maturi quei due frutti e che non conviene far prima la raccolta.