La Sardegna ha nei suoi monti granatici una particolare istituzione di credito agricolo. «Questi monti sono sorti in ciascun Comune per le iniziative dei vescovi e riordinati da un ministro intelligente, col ricavo del lavoro per parte di tutti gli agricoltori di un Comune su di un terreno pure comunale (roadie), il di cui prodotto venne applicato a costituire il capitale di queste banche locali, capitale che ora si crede ascenda ad oltre i due milioni nella sola Provincia di Cagliari. Queste piccole banche prestan agli agricoltori il grano occorrente per la semente e tenue somme di denaro ad un medio tasso d’interesse non inferiore al 3 per % e non superiore al 6[15].

Questa istituzione antichissima e di forme quasi patriarcali è minacciata seriamente in questo nostro secolo così maniaco di forzati accentramenti e di prepotenti unificazioni; mentre invece a salvarla basterebbe darle vesti più moderne e indirizzo più sicuro; rinvigorirla colle idee moderne dell’economia politica.

È certo che in Sardegna s’aggrava sulla terra con inumano peso l’usura. Il proprietario, pur di non vendere la terra avita, prende denaro al 20, al 30, al cento per cento e ravvolto nelle spire fatali del debito rimane soffocato dalla valanga degli interessi accumulati. Le terre demaniali e le comunali e le altre che appartengono ad enti morali sono fra le maggiori piaghe dell’agricoltura sarda. Son essi che danno il pascolo al pastore rapace ed assassino, che corrompono l’amministrazione del Comune, che devastano le selve; son masnadieri che all’oscuro e coll’impunità dell’anonimo assassinano il paese. Siamo sicuri che una provvida legge restituirà all’agricoltore e agli individui quello che ora è deserto o preda di anonimi ladri.

A difendere i campi dai ladri fin da remoti tempi si istituirono in Sardegna le compagnie barraccellari.

»Le compagnie barraccellari, società di vigilanza e di assicurazione ad un tempo sorsero e si mantennero per necessità di tempi ed insipienza di governo noncurante od impotente a rendere in compenso delle imposte il principale servigio per cui si pagano; quello di preservare dagli altrui attentati il tranquillo godimento degli averi e l’integrità delle persone.

Le antiche leggi avevano ordinato questa instituzione a guisa che il servizio ne fosse obbligatorio per tutti i cittadini; innovazioni però effettuate sotto il regime liberale tolsero questo vincolo.

Da ciò nacquero gli inconvenienti che oggi si lamentano, per cui non sempre nè dovunque i migliori cittadini entrarono a formare le Compagnie; da ciò l’instanza di quasi tutti i Comuni per ricondurle all’antico, solo introducendovi alcune riforme[16]

I barraccelli di Nuoro esigono dai proprietarii una tassa del cinque per cento sui prodotti agricoli e a questo patto li assicurano; ma essi stessi son ladri. In alcuni altri paesi essi pagano un’indennità di cinquanta lire per ogni vacca rubata; e siccome queste valgono molto di più, convien spesso ai barraccelli il diventar ladri.

Una volta tutti i barraccelli stavan raccolti nella piazza d’un paesetto della Sardegna; quando si venne a riferire ad essi che un campo era stato depredato. Uno di essi allora sorse a dire: Ma chi può mai aver rubato, se siamo qui tutti?

Quest’aneddoto può esser storia e può esser favola; ma nella storia o nella favola il buon senso popolare ha formulato il suo giudizio; e i barraccelli voglion esser disfatti per esser trasformati in altri uomini, in altra cosa con altro nome. È istituzione da medio evo, che ebbe le sue glorie e la sua missione in altri tempi; ed ora rimane fuori di luogo come grottesca rovina del passato.