Scritti su cose legali, dal giugno del '22 diede all'Antologia Tommaso Tonelli[270]; e di cose legali e piú spesso d'educazione, dal luglio, Federico Del Rosso[271], professore di pandette e gius canonico in Pisa. Buon avvocato e, quel che è meglio, buon uomo; che tra le sue pareti domestiche aperse in Livorno una scuola, da lui detta de' padri e delle madri di famiglia, meritamente lodata[272] dal Benci. E l'avvocato Giovanni Castinelli[273] di Pisa vi diede saggi non brevi di un'opera[274], che alla giurisprudenza mancava, su 'l Diritto commerciale e marittimo presso le nazioni antiche e moderne; e avvertiva[275] come all'Italia, anzi a Firenze, debba l'Europa tra l'altre cose l'uso delle cambiali.
Ebbe il Vieusseux, dal luglio del '22, scritti di Leopoldo Nobili e di Ottaviano Targioni Tozzetti[276]; e dall'ottobre, la cooperazione del Lucchesini: non di quel Girolamo, lettore erudito dinanzi a Federico di Prussia e maggiordomo della granduchessa Elisa, che nella sua arte di cortigiano bene accordava lo spirito con la proprietà d'essere gastronomo raffinato; ma di Cesare, possessore della piú bella e ricca libreria greca a' suoi tempi, e nella lingua greca dottissimo, da lui privatamente insegnata a' giovani in Lucca. E aveva per essi a buon punto condotta una grammatica, che non ebbe poi compimento: della qual cosa Luigi Fornaciari molto con lui si rammaricava[277]. E sebbene il Lucchesini non a tutte assentisse[278] le massime dell'Antologia, e di talune, anzi, si sdegnasse, che a lui parevano “antireligiose e antipolitiche„; pure vi diede saggi frequenti della sua traduzione di Pindaro e del suo raro sapere. E quando in giornale francese comparvero certi giudizî nella lor leggerezza severi al Petrarca piú che non convenisse, aggiungendo che gl'Italiani troppo vantavano lui, senza che pur lo intendessero; il Lucchesini contradisse[279] al giornalista pedante con dignitosa risposta: non senza rammentargli tuttavia che il Voltaire loda il Petrarca, il Voltaire che nel Saggio di una storia universale dice irregolare e scritta in versi sciolti la canzone Chiare fresche e dolci acque.
Al desiderio del direttore, con animo lieto sodisfaceva Sebastiano Ciampi[280], il quale accompagnando con una lettera il primo suo scritto, la lettera soscriveva[281] co 'l titolo di “corrispondente in Italia della suprema commissione dei culti e della istruzione pubblica nel regno di Polonia„. Salariato da' Russi, di cose russe e polacche discorre con novità frequente; e frequenti, finché il giornale ebbe vita, sono gli scritti di cose storiche e d'arte, e le recensioni di lui, che il De Potter sinceramente lodava[282] per le sue “dotte fatiche„.
Dell'arte della milizia prima che il Pepe, e prima che il Grassi de' vocaboli che alla milizia appartengono, scrisse nell'Antologia il maggiore Ferrari, che incominciò dal dicembre. E dal dicembre dell'anno stesso, di cose legali e di lingua trattò l'avvocato Collini, accademico della Crusca; e di monete antiche Domenico Sestini, che al tasto le conosceva senza neppur riguardarle[283].
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Giunti a questo punto, non senza meraviglia si può ripensare il gran numero di scrittori le cui forze in solo un anno il Vieusseux raccolse e dispose a vantaggio del suo giornale. Non scienziato egli né letterato, e non fornito di molti studî, per rapida intuizione sapeva cogliere il lato pratico delle cose, indovinare la natura di un uomo. “Per me — scrisse di lui argutamente il Guerrazzi[284] — per me, lo dico aperto, non conobbi mai uomo che avesse quanto, o piú del Vieusseux, la imboccatura degli uomini e dei tempi in mezzo ai quali viveva: con lui non ci era pericolo di dare degli stinchi nei muricciuoli; se si fosse gittato dalle finestre tu potevi a chiusi occhi tracollartici dietro di lui, perché guadagnavi sicuro, o alla piú trista non ti spaccavi la testa„. Per questo, direi, senso della realtà, affinato in lui dalla lunga esperienza degli uomini e delle cose, poco egli guardava alle differenze d'origine di condizioni e di idee: se in altri scorgeva comuni co' suoi i pensamenti fondamentali, li invitava cooperatori; e facilmente a lui li otteneva, e ottenutili li serbava, la generosità sua, rara a trovarsi negli editori, e la schiettezza urbana de' modi, e l'animo spassionato nel rettamente estimare gl'ingegni. Egli cosí scegliendo via via dentro e fuor di Toscana scrittori, quant'era possibile, operosi e costanti, assicurava non solo ma rinnovava al giornale e moltiplicava la vita. Perché ogni scrittore trascelto era un innesto nuovo che attecchiva nella sua pianta, un nuovo succo che circolava, una vegetazione che vi fioriva con nuovi fiori e con fronde nuove.
Nel gennaio del '23 diede il primo suo scritto Giuseppe Micali, per la sua Storia lodato[285] dal La Mennais; e di cose archeologiche trattò le altre volte: ma il suo nome nell'Antologia rincontrasi raro. Piú operoso fu invece, finché gli bastò la vita, il Pagnozzi[286], che scrisse di geografia con diligenza erudita, e aiutatore al Vieusseux fu aiutato da lui: e operoso per l'Antologia, fin dal marzo, fu il dottore Emmanuele Basevi[287], che insieme con Angelo Nespoli[288] trattò di argomenti spettanti alla scienza medica.
Conosciuti gli Uzielli per mezzo del professore Del Rosso, il Vieusseux li richiese dell'opera loro: ma solo due volte vi scrisse Raffaello.[289] Piú sollecito l'altro ogni due o tre mesi diede notizie copiose di ciò che via via in Inghilterra venivasi pubblicando; e tradusse, tra l'altre cose, una lettera di Federica Brunn, amica al Canova, la quale raccontava[290] come egli senza invidia notando un giorno nel Thorwaldsen “uno stile nuovo e grandioso„, candidamente esclamasse: “Il est pourtant dommage que je ne sois plus jeune„.
Ha l'Antologia nel maggio uno scritto di Francesco Ambrosoli, ma altri non seguirono a questo: e dal maggio, piú scritti intorno alle scienze fisiche, di Vincenzo Antinori[291]; il quale parlando di educazione rivendica[292] all'Italia l'onore di avere, quattro secoli innanzi alle altre nazioni, non pur conosciuti ma posti in pratica que' buoni sistemi che, in séguito dimenticati, sembrò poi ricevere in dono dagli stranieri. Giuliano Frullani vi scrisse[293], che sapeva nell'animo conciliare il sentimento vivo della poesia con la fredda meditazione delle matematiche discipline; e di archeologia, dall'esilio suo volontario, Bartolommeo Borghesi[294] di fama europea.
Né qui finisce la schiera degli uomini illustri o come che sia rinomati, i quali agl'impulsi del Vieusseux risposero con le forze lor vive: ché, senza esagerazione, già tempo innanzi questi poteva affermare[295] che ogni mese aveva la sorte di acquistar qualche nuovo cooperatore. Ebbe nell'agosto il primo scritto di Pietro Capei[296], che sempre trattò le cose piú gravi e che richiedevano maggior copia di sapere; e primo per mezzo dell'Antologia fece conoscere all'Italia quanto di piú notevole per lo studio del Diritto si faceva in Germania. Ebbe dall'ottobre scritti di materie civili ed economiche dall'avvocato Aldobrando Paolini, che rese onore[297] a Girolamo Poggi, il quale non toccò la vecchiezza. E di cose civili poco dopo ne ebbe frequenti dal professore Giovanni Valeri[298], che il padre volle, contro sua voglia, forense; e dalla giunta francese stabilita in Toscana nominato un de' componenti il Consiglio di prefettura in Siena, a viso aperto egli solo difese i conservatori per l'educazione delle fanciulle. Il quale Valeri primo fece in Toscana conoscere e amare il nome del Romagnosi: e a lui il Romagnosi nell'Antologia amicamente indirizza cinque lettere[299], ove espone le idee capitali della sua Introduzione allo studio del Diritto pubblico universale; idee ch'egli voleva[300] fossero riguardate come l'embrione di una scienza, il modello della quale stava ancora riposto nella sua mente. Ma oltre che di civili, anche di cose filosofiche il Romagnosi discorre; come là dove tocca dell'Hegel, e lo cita[301] come “esempio dell'estrema ultrametafisica da sfuggirsi nello studio delle cose umane„.