Per ciò che riguarda la scultura, sono da rammentare soltanto le pagine[800] del Niccolini su Michelangelo, e due scritti del Giordani: l'uno[801] su la Psiche del Tenerani, l'altro[802] su la Carità del Bartolini: diretto quest'ultimo scritto all'amico Cicognara, il quale per la fusione in bronzo del gruppo della Pietà canoviano rende[803] onore a Bartolomeo Ferrari.
Di cose di architettura ha l'Antologia uno scritto[804] dell'ingegnere Rodolfo Castinelli intorno al restaurato palazzo Spini; a proposito del quale, discorre di uno stile architettonico, da lui notato in Firenze, che egli chiama repubblicano. E nel parlare di varî generi d'architettura, non so chi nell'Antologia si sdegna[805] della “prosaica monotonia„, e della “gretta ed inelegante mondezza„ delle costruzioni moderne; sperando per opera di artisti valenti abbelliti i passeggi, le contrade, le piazze, le case. I quali scritti, da me fin qui ricordati, possono ben dimostrare, che se le cose spettanti l'arte non ebbero mai nell'Antologia il primo posto, non furono però trascurate del tutto, né svogliatamente trattate. Lo stesso Vieusseux, prima che iniziasse il giornale, poneva[806] a disposizione degli artisti il secondo piano della sua casa perché vi esponessero le loro opere d'arte: e delle esposizioni annuali tenute in Firenze e in altre parti d'Italia, piú volte nell'Antologia è data[807] notizia; e cosí pure delle varie accademie nostre e straniere di belle arti. Nel parlare delle quali, saggiamente il Cicognara avvertiva[808] che esse, piuttosto che utili, dannose sono allo scopo per cui si creano, e che senza il loro concorso fiorirono gli artisti piú grandi. E discorrendo di certi artisti venuti fuori dalle accademie di second'ordine, “quante mediocrità — esclamava[809] un anonimo — destinate a patire nel mondo, ad avvilirsi per vivere; quanti ingegni rapiti ai mestieri utili!„.
Ma queste osservazioni non impedirono tuttavia che nel giornale fiorentino si lodasse[810] l'accademia di belle arti nel 1827 fondata in Ravenna dal conte Alessandro Cappi e da monsignore Lavinio de' Medici; non impedirono che nell'Antologia si ammirasse la grande arte e si lodassero, come si è visto, gli artisti veri. E in essa uno scrittore con animo “veramente amareggiato„ veniva notando[811] i guasti prodotti dagli anni, e piú dalla negligenza, in certi tabernacoli di Firenze: delle quali amarezze, se quello scrittore potesse oggi vedere l'Italia, non troverebbe per vero motivi da confortarsi di troppo.
***
Maggiore sviluppo ebbero nell'Antologia gli argomenti di scienza, secondo i desiderî del Direttore e lo scopo al quale in ogni cosa mirava, trattati non tanto in sé e per sé espressamente (ché altri giornali in Italia erano a ciò destinati), quanto rispetto alle utili applicazioni che ne' diversi rami dell'industria se ne potevano trarre in vantaggio del popolo, e in preparazione del suo morale e materiale progresso. E per dire anzi tutto delle scienze mediche, piú volte l'Antologia propugnava l'uso della vaccinazione; e in essa Cesare Lucchesini proponeva[812] non doversi ammettere nelle scuole di mutuo insegnamento i fanciulli a' quali non fosse stato innestato il vaiuolo. Degli studî dell'Edwards su' caratteri fisiologici delle razze umane, e della scoperta di Girolamo Segato, di pietrificare i preparati anatomici, l'Antologia dà notizia[813]: e del magnetismo animale, e dell'opera del Puccinotti su le febbri intermittenti, discorre[814] il dottore Emmanuele Basevi, il quale proponeva[815] cosa che non so di quanti medici oggi troverebbe l'assenso: proponeva che di tanto in tanto subissero esami tendenti a rendere conto della loro cultura ne' progressi teorici della scienza, e del modo con che si comportano nel metterli in pratica. De' risultati dell'adunanze tenute dalla Società medica fiorentina, regolarmente l'Antologia ragguagliava i lettori: né mancano ad essa scritti[816] del Magheri né del professore Pietro Betti.
Per ciò che piú propriamente riguarda la storia della medicina, ha, pubblicato dal Capponi, uno scritto[817] inedito di Antonio Cocchi, decoro della medicina toscana, sopra Asclepiade; del quale è detto, tra l'altre cose, alcunché di simile concepisse alla stessa attrazione newtoniana. Ed ha un elogio[818] del grande anatomico Paolo Mascagni, nome caro a' Toscani ancor esso.
Di un altro grande nella scienza anatomica, di Antonio Scarpa, ammiratore intelligente dell'arte, il nome è ricordato[819] a proposito di un elmo di ferro: ma non so quanto di vero sia in quella “fredda durezza del cuore„ rimproveratagli[820] dal Tommaséo: questo so, che Giovanni Bell nel passare da Pavia diceva[821] che mai non gli uscirebbe dall'anima quella tanta dolcezza che vi aveva instillata la conoscenza di lui. Parlando del quale, il Libri racconta[822] che nel momento dell'invasione francese non volle lo Scarpa giurare fedeltà al nuovo governo; per il che fu deposto dalla cattedra: e racconta come Napoleone, venuto qualch'anno dopo a incoronarsi in Milano, visitando l'università di Pavia e conosciutivi i professori, chiedesse dello Scarpa: gli dissero la cosa; “Eh, che importano, — rispose — il giuramento e le opinioni politiche? Scarpa onora l'Università ed il mio Stato„. Nel che il grandissimo despota mostravasi in verità assai meno illiberale di certi ministri dell'istruzione pubblica.
Nell'Antologia scrisse, tra gli altri, il dottore Luca Stulli, il quale in uno de' suoi scritti ragiona[823] di un modo singolarissimo con grande fiducia usato dagli abitanti del villaggio di Lastra, nell'Erzegovina, per guarire dalla pleurite: legano a un palo il malato, coperto di un panno inzuppato d'acqua diaccia, e il palo collocano tra due fuochi, girandolo a guisa di spiedo finché il panno sia asciutto; e la cura è finita. Ma senza andare tra' Turchi, nell'Antologia si assicura[824] che nel 1830, nell'ospedale di Genova amministrato da una giunta di nobili e di negozianti, a' giovani chirurghi fosse vietato l'assistere a' parti per istruirsi nell'ostetricia: e al visitatore che dimandava come potessero essi istruirsi in quel ramo di scienza importante, un giovine assistente rispondesse: “imparano il tutto sulla macchina: e quando sono invocati, operano come sanno. Del rimanente le donne fanno loro„. Sistema cotesto non so quanto scientifico, e del quale non so quante donne potessero dirsi contente.
***
Per dire ora di ciò che tocca le altre parti della scienza, prometteva[825] il Vieusseux, per meglio ragguagliarne i lettori, trattazione di queste piú ampia nel suo giornale: e nell'ottobre, infatti, del '23 cominciò[826] pubblicare un bullettino scientifico valentemente compilato dal Gazzeri, cui fornivano materia l'Antinori ed il Nesti, il Pagnozzi, il Raddi, il Repetti, e piú specialmente il Ridolfi, il Libri e il Tartini: bullettino dove gli studiosi trovavano sollecita e concisa notizia d'ogni cosa importante. Rammenta sempre l'Antologia i lavori dell'Accademia di scienze di Torino e quelli della Gioenia di Catania: e nell'Antologia Giuliano Frullani espose[827] una formula nuova per rappresentare le coordinate de' pianeti nel moto ellittico; formula che ebbe le lodi del celebre Poisson. Diede[828] l'Antologia a suo tempo notizia dell'avere il Padre Inghirami tra' primi in Europa osservata la cometa comparsa nel gennaio del '22, che fu “la prima regolarmente e con opportuni mezzi osservata in Firenze„: e di comete parla[829] egli stesso, il Padre Inghirami, scrivendo lodi sentite di quel Luigi Pons, che, ignoto custode dell'osservatorio di Marsiglia, si rese poi celebre meritamente. Del Padre Inghirami comparve[830] anche un saggio notevole di livellazione geometrica della Toscana; e del Volta una lettera[831] su la tanto discussa invenzione de' paragrandini. Nell'Antologia si ragiona[832] delle ipotesi del conte Paoli di Pesaro su 'l moto molecolare de' solidi: Silvestro Gherardi vi parla[833] di alcune esperienze su le nuove correnti e le scintille magneto-elettriche; e delle sue esperienze[834] su l'elettricità de' raggi solari, Carlo Matteucci; come delle loro ricerche[835] sopra le forze elettro-magnetiche, il Nobili e l'Antinori, difesi[836] entrambi dal Gazzeri contro un giornale inglese, che negava loro la priorità di certe scoperte, tempo innanzi spontaneamente riconosciuta. Al quale Gazzeri, Luigi Napoleone Bonaparte indirizza due lettere[837] intorno alla direzione degli aereostati: e Carlo Luciano parla[838] di una nuova specie di uccello di Cuba, da lui chiamato Ramphocelus Passerinii, in onore al benemerito zoologo italiano; parla[839] delle variazioni a cui, come certi deputati, vanno soggette certe farfalle. Né all'Antologia manca il nome di Paolo Savi, di cui si annunciava[840] aver egli scoperto un nuovo genere di salamandra e di talpa; né quello del Raddi, il quale discorre[841] di nuove specie di piante trovate da lui nel Brasile: e in essa il Repetti loda[842] il tipografo Marsigli dell'avere iniziato la pubblicazione degli Annali di Storia Naturale per maggiormente diffondere questa scienza.