Ma perché meglio si veda quanto in vantaggio della scienza, e insieme della concordia italiana, il Vieusseux si adoprasse, è qui da rammentare che essendo cessati il Giornale di chimica, fisica e storia naturale di Pavia, e la Corrispondenza astronomica del barone di Zach, progettava[843] egli nel 1828 una raccolta periodica trimestrale “eminentemente italiana„, e consacrata tutta alle scienze esatte e naturali: la quale, mutando aspetto all'Antologia, che si rivolgerebbe intera alla letteratura e alle scienze morali, filosofiche, storiche ed economiche, creasse in Firenze un centro scientifico, e fosse la vera espressione di ciò che in Italia si veniva facendo o si sperava di fare. Che se il progetto del Vieusseux non ebbe poi compimento, non fu certo colpa di sua negligenza. Con vero dolore annunciava[844] egli che “due soli associati fuor di Toscana.... e sei soli soscrittori„ avesse trovato alla nuova impresa: con dolore affermava dovere ricorrere a' giornali stranieri per annunciare i progressi da' dotti italiani fatti fare alle scienze.
Ma non negava egli stesso, piú tardi, le sue lodi[845] agli Annali delle Scienze del regno Lombardo-Veneto; né si doleva che al suo progetto da' compilatori di quel giornale neppur si accennasse: avido egli non già di lode, ma solo di fare il bene, e pago egualmente che il suo pensiero fosse da altri mandato in parte ad esecuzione.
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Tra' varî rami della scienza, l'Antologia mirò piú di proposito agli studî d'agraria; i quali come che piú direttamente rivolti a maggior numero di persone, e di utile piú immediato, ebbero in essa trattazione piú ampia. Fin dai primordi del giornale chiedeva[846] il Vieusseux agli agricoltori toscani comunicassero i risultati delle loro esperienze; chiedeva all'accademia de' Georgofili e otteneva facoltà di rendere, con ragguagli compilati dal Gazzeri, mensilmente conto de' suoi lavori. Nell'Antologia il dottor Pietro Balbiani espose[847] le sue ricerche per allontanare con mezzi nuovi da' grandi oliveti gl'insetti dannosi: e primo il Montani con vero compiacimento annunciava[848] essersi fatto in Milano un progetto di società di assicurazione contro tutti i danni a cui possono accidentalmente andare soggette le campagne. Cosimo Ridolfi parlava[849] dell'utilità di introdurre nelle campagne il seminatore del Fellemberg; e Ferdinando Tartini Salvatici con diligenza descriveva[850] i varî strumenti da' contadini usati in Iscozia. Cose notevoli dice[851] Gino Capponi là dove, parlando dello stato economico della Toscana, dimostra le condizioni de' contadini in essa meno che altrove infelici per l'uso della mezzeria: e il Del Rosso proponeva[852] che, a imitazione dell'Olanda, volgesse l'Italia all'agricoltura i suoi poveri; all'agricoltura, dal generale Colletta chiamata[853] “unica vena di ricchezza in Italia„.
Né solo allo sviluppo e al perfezionamento di questa mirava l'Antologia, ma altresí e piú ancora, al miglioramento morale de' proprietarî e de' coltivatori: del quale proposito il Forti loda[854] l'accademia agraria di Pesaro, fondata nel 1828 e diretta dal cardinale Bertazzoli. E a divulgare insieme con l'istruzione delle pratiche agrarie l'educazione negli abitanti della campagna, pensava il Vieusseux un giornale che de' contadini si intitolasse. Chiese[855] egli infatti nel '25 al granduca licenza di stamparlo, e insieme per tre anni un sussidio modesto: e il Bernardini, chiamato a darne il parere, giudicava[856] “utilissimo l'assunto del signor Vieusseux, e degno di essere incoraggiato„. Ma non è da tacere che forse la prima idea venne al Benci, il quale scrivendo al Mayer proponeva[857], in mancanza di libri, un giornale compilato per uso degli artigiani e de' contadini. Spetta a ogni modo al Vieusseux il merito d'avere creato il Giornale Agrario, del quale il Lambruschini discorre[858] in due articoli che onorano l'Antologia e chi li scrisse. E al Lambruschini Cosimo Ridolfi e Lapo de' Ricci furono in quell'impresa colleghi degni e operosi. Mensilmente nella villa or dell'uno or dell'altro si adunavano essi per rivedere i materiali di ciascun fascicolo, per intendersi, illuminarsi a vicenda: e di una di queste adunanze, tenuta in Meleto, l'Antologia fa parola[859], recando versi inspirati a Giuseppe Barbieri.
Cosí l'Antologia veniva via via destando quell'amore alla terra feconda, pe 'l quale uomini di antiche e cospicue famiglie con l'esempio e con la parola si facevano maestri a' lavoratori de' campi; quell'amore che di lí a poco animava il conte di Cavour, e spingeva il barone Ricasoli a chiudere nella cerchia feudale del suo castello di Brolio non piú veltri e falconi, ma filugelli e macchine, e tutti i doni di una civiltà non corrotta né corruttrice.
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Come negli argomenti di scienza l'Antologia, meglio che alle aride discussioni utili a piccolo numero di persone, provvide a divulgare quelle verità e quelle cognizioni giovevoli a maggior numero di lettori; cosí, meglio che a' versi mediocri e alle inezie letterarie, si rivolse agli studî utili e alle severe meditazioni. Fin dal principio infatti il Vieusseux fece luogo nel suo giornale alle scienze geografiche, lamentando[860] che queste non facessero parte in Italia, come altrove, di un'educazione accurata: e tempo innanzi il Montani si doleva[861] che cosí poco fossero da noi coltivate, che il Pagnozzi, esauriti i suoi mezzi pecuniari per dare alla luce il primo volume della sua Geografia moderna universale, non potette in Firenze trovare un editore che ne desse un'edizione a suo conto.
Per ridestare adunque l'amore di questo ramo di scienza importante, ha l'Antologia, specialmente ne' primi tempi, relazioni ampie di viaggi: e parecchie furono in essa le pagine consacrate a descrivere le faticose escursioni attraverso le sabbie ardenti dell'Africa, e alle ancora piú audaci spedizioni ne' ghiacci polari. Ha l'Antologia una lettera[862] di Giambattista Brocchi, diretta al fratello da Khartem nel Sennaar, poco innanzi morisse: ha notizie[863] diffuse de' viaggi e delle scoperte in Egitto di Giambattista Belzoni: e in essa è con lode ricordato[864] il Beltrami, ricercatore fortunato delle sorgenti del Missisipí. Pubblica il Ciampi, occupato in ricerche sarmatiche, un documento[865] comprovante doversi la scoperta delle isole Canarie non già agli Spagnuoli nel 1395, ma a navigatori fiorentini e genovesi cinquantaquattro anni innanzi. Loda[866] il Mamiani un giovinetto livornese, che solo e sprovveduto di mezzi, per bramosia di veder mondo penetrava nel Canadà, tra pericoli molti: e il Vieusseux stesso con grande compiacimento annunciava[867] avere un veliero italiano per la prima volta compiuto in novantatrè giorni il tragitto dal Perú all'Italia. Discorre[868] il Pepe del “maritar l'uno oceano con l'altro„ co 'l taglio dell'istmo di Panama; e settant'anni innanzi che la guerra ispano-americana scoppiasse, con l'usato suo stile scriveva[869] “Cuba or ora si agglomererà anch'essa al novello ordine americano: il nuovo sistema planetario d'America l'avvolgerà nelle sue orbite; e rinunzia alla ragione chi spera che le forze centrali di Spagna possano ritenerla a satellite„.
Di cose geografiche frequente discorre nell'Antologia il console del re di Svezia Iacopo Gräberg di Hemso[870], amico al Vieusseux e all'Italia: il quale nel parlare[871] di Tripoli e della Barberia, dice cosa oggi degna che sia ricordata: dice che “la convenienza e la necessità delle relazioni fra l'Italia e la Barberia non possono per un sol momento essere rivocate in dubbio„. Ed esso Gräberg di Hemso fa[872] anche parola delle reggenze barbaresche, affermando dovere queste la vita soltanto alla politica illiberale e disonorevole dell'Europa. A proposito delle quali reggenze l'Antologia fa menzione[873] della proposta di un signore Drovetti, console di Francia in Egitto: di civilizzare l'interno dell'Africa con lo educare annualmente in Parigi un certo numero di giovani negri.