Non con intenti letterarî per certo l'Antologia pubblicava[1057] come “primizie di nuovi canti nazionali„ pe 'l fatto d'armi nella spedizione di Tripoli, i sonetti del Bertolotti e del marchese di Negro (per altra cosa che per i versi meritamente famoso), e l'ode del Borghi, il quale cantava:
Oh alfin la gloria nostra
torni a brillar qual era,
e i tiranni vedran l'ultima sera.
Né con intenti letterarî soltanto, al Guizot il quale scriveva essere stata la Francia il centro e il fomite dell'europea civiltà, il Forti rispondeva[1058] ricordando quanto alle altre nazioni, e all'Italia in particolare, debba la Francia; come, tra l'altre cose, nel diritto pubblico, e nel civile romano, e nel canonico per gran parte. Delle quali rivendicazioni, in tempi in cui opprimere in ogni modo l'Italia sembrava gloria a non pochi, potrei rammentarne piú d'una: né certo al lettore saranno fuggite di mente le fiere parole intorno a questo argomento proferite[1059] dal Libri. E mentre per un lato l'Antologia intendeva cosí dimostrare come l'Italia in sé possedesse gli elementi di qualunque gloria scientifica e letteraria, coglieva dall'altro ogni occasione per difenderla dalle accuse ingiustamente lanciatele da certi stranieri: e senza adulare né in un modo né nell'altro la patria, esercitava sempre una missione italianamente civile.
Onorata difesa dell'Italia faceva,[1060] tra gli altri, Tommaso Tonelli: e il Capponi augura[1061] che sia meno esposta “alle false rappresentazioni di viaggiatori stranieri„, desiderando che gl'Italiani siano “gelosi nel rivendicar dalle ingiustizie degli stranieri que' fatti che importano alla gloria nazionale„: e altrove l'Antologia con isdegno pacato rammenta[1062] le ingiurie di un viaggiatore, il quale asseriva essere necessario portare seco anche il pane a chi volesse viaggiando l'Italia non morire per fame.
Opera parimenti civile compieva l'Antologia nel rammentare sollecita e con rara costanza le cose onorevoli nelle varie parti d'Italia o fuori d'Italia da Italiani compiute, additandole come esempi imitabili. Al quale proposito, il Niccolini dà lode[1063] ad Angelo D'Elci, che alla sua città donava la preziosa collezione de' suoi libri con tanto dispendio per tutta Europa cercati: e il Montani dà lode[1064] a Lorenzo Da Ponte, che chiama “promulgatore della gloria italiana in America„: e non senza vivo compiacimento piú volte nell'Antologia si ragiona[1065] della spedizione scientifica toscana in Egitto. Ma al bene d'Italia piú efficacemente il Vieusseux provvedeva con l'ampia trattazione di ogni argomento morale ed economico, con le proposte di necessarie riforme, co 'l desiderio continuo della libertà, guarantigia di beni durevoli, e con l'ispirare l'amore fraterno di tutti quelli che, nati in Italia, avevano comuni bisogni e desiderî e onte e glorie comuni.
Già dissi a suo luogo le varie proposte di riforme di leggi; dissi come e quanto l'Antologia s'adoprasse in vantaggio dell'istruzione e dell'educazione del popolo: ma ogni altra cosa, che in qualche modo giovasse alla patria, sollecita proponeva o lodava. Non a caso ammoniva[1066] che “un governo che voglia conservare potenza e vita, deve di necessità spingersi nella via dell'innovazione, del progresso; e per non lasciarsi mai menare non si lasciar precedere, mai„: ma di questa sentenza, troppo in ritardo, per nostra fortuna, i principi d'allora si mostraron convinti. Saggiamente del pari, il Vieusseux d'altra parte avvertiva[1067], che “l'amministrazione pubblica può far molto... ma è pur d'uopo che sia intesa e secondata dagli amministrati„, ai quali è lecito attendere “purché sappiano desiderare e operare„. Al quale proposito il Mayer lodava[1068] l'Inghilterra, dove il governo e i privati cooperano al pubblico bene, senza gelosie da una parte, e senza timori dall'altra. Piú volte discorre l'Antologia delle bonifiche nel territorio grossetano intraprese per motuproprio del granduca, al quale il Vieusseux assicura[1069] “l'applauso d'Europa„: e il medico militare Giovan Battista Thaon, di quasi trent'anni precorrendo l'opera del barone Ricasoli, discorre[1070] delle industrie nuove di oliveti, di vigne e di alveari, da incoraggiarsi in Maremma. Dà notizia[1071] l'Antologia del progetto di unire Ferrara all'Adriatico con un canale: a lungo ragiona[1072] degli studî di Pietro Ferrari su la costruzione di un canale navigabile che l'Adriatico unisse al Mediterraneo: e il Capponi discute[1073] della proposta di un signor Casarini, di unire Venezia alla terra ferma con una via ombreggiata da alberi.
Le quali proposte non erano senza grande significato, come bene dimostrano queste parole[1074]: “Per affratellarsi conviene conoscersi: e... l'Italia mal conosce sé stessa;... mezzo potentissimo dunque della concordia italiana... sono i viaggi; elemento essenziale della italiana... unità sono i canali e le strade„. Fraternamente l'Antologia commiserava[1075] le triste condizioni economiche della Sicilia; fraternamente affermava che gli sforzi di quegl'isolani tornano in comun lode del nome italiano. E non senza ragione politica, con principî opposti a quelli dell'avvocato Aldobrando Paolini, il quale voleva[1076] limitata da imposizioni e da tasse l'entrata in Toscana de' prodotti non toscani, sosteneva[1077] il Capponi la libertà di commercio: e alle sue idee pienamente assentiva[1078] il Ridolfi con nuovi argomenti convalidandole. E della libera concorrenza trattava[1079] anche Ferdinando Tartini Salvatici, che la poneva fondamento della pubblica economia: tutti e tre però ben lontani dall'andare tant'oltre quanto il commendatore Lapo de' Ricci, il quale sperava[1080] non lontano un libero commercio coi cosacchi del Don, con gli Arabi dell'Egitto e co' selvaggi del Canadà.
In somma, il Vieusseux voleva[1081] che il suo giornale potesse dagli stranieri considerarsi come “la vera espressione della società italiana e de' bisogni morali e letterarii di essa nel secolo XIX„: e bene lo strumento rispondeva al sonatore, il sonatore allo strumento. Cosí che il Capponi ebbe a chiamarlo[1082] “giornale inteso a raccogliere ogni bell'esempio per l'Italia e ogni buono insegnamento„. L'Antologia rappresentava non solo la vita letteraria e scientifica, ma le tendenze generali, le aspirazioni, i bisogni della nazione: e ben poté Niccolò Tommaséo, parlando dell'Antologia, riandare per intero la civiltà italiana in un quarto di secolo, perché essa fu come uno specchio che da ogni parte ne accoglieva i raggi, e tutto intorno e lontano piú potente ne rifletteva la luce.