Vedendo il Vieusseux che nulla avrebbe potuto ottenere dal Corsini, francamente dichiarò che da sé stesso porterebbe a Pitti il suo progetto e la sua supplica; e li portò difatti. Ma a nulla valse anche quest'ultimo tentativo. Il 27 di giugno, il Vieusseux con vero dolore scriveva tra' suoi appunti queste brevi parole: “credo dover smettere qualunque passo su questo riguardo„.
***
Nulla ormai restava al Vieusseux da tentare: tutte le vie gli erano state impedite. Ora l'Amico della Gioventú, la Voce della Ragione e la Voce della Verità, tutta in somma la camarilla modenese, ben poteva a gran voce gridare: Vittoria! Il Governo toscano aveva ridotto all'impotenza il Vieusseux.
Ma non per questo il vincitore Canosa e i seguaci suoi risparmiarono al vinto nuove persecuzioni e tormenti nuovi. Come a compire l'architettura del processo nel '33 fatto da loro all'Antologia e al suo direttore, due anni di poi in certi loro pensieri, che con la usata eleganza chiamavano di circostanza, e via via comparvero su 'l foglio modenese, dopo parlato[1348] di guerra, di sommosse, di governi stabiliti e di religione, come nemici della religione e de' governi stabiliti, suscitatori di sommosse e di guerre, accusavano i proclami di Gian Pietro Vieusseux.
A tale accusa non poteva questi non rispondere: e il giorno stesso in cui gli giunse la Voce della Verità, si recò[1349] dal presidente del Buon Governo per dimandare una giustificazione pubblica o un processo. “Io non posso — gli disse — non posso tacere, dopo essere stato in tal modo accusato; e voi, per parte vostra, voi ministro della Polizia toscana, non potete restare spettatore indifferente dinanzi al Vieusseux accusato di fare proclami. Riconoscete dunque la mia innocenza lasciandomi stampare una protesta, oppure fatemi un processo„. Non esitò il Governo toscano (e di ciò il Vieusseux, probo com'era, gli rendeva giustizia) ad approvare la protesta[1350] che il Vieusseux presentava: e il giorno 5 di marzo del '35, mille e cinquecento copie di essa corsero per l'Italia, e molti giornali, anche non importanti, la riprodussero.[1351]
Chi fosse l'autor de' pensieri, non è difficile imaginare: era il Canosa. E il Vieusseux scriveva infatti[1352] al Capponi: “sento da Napoli, che autor de' pensieri è il Canosa, motivo per cui Napoli non osò lasciar ristampare la mia protesta sul Progresso„. Ma se al Progresso non fu consentito inserire lo scritto del Vieusseux, questi però ebbe il plauso de' buoni, e di non lieve conforto gli fu il sapere[1353] che la stessa censura austriaca aveva licenziato la sua protesta. Se non che, il principe di Canosa, non sazio ancora del suo trionfo, nel ripubblicare pochi dí appresso in opuscolo que' suoi Pensieri, aggiungeva una nota[1354] “in risposta alla protesta pubblicata in data di Firenze 5 marzo dal Sig. G. P. Vieusseux contro l'uso che qui si è fatto della parola Proclami„: nella qual nota, dopo rammentato che il Maroncelli aveva definita l'Antologia sorella del Conciliatore, e il Conciliatore una congiura, affermava che l'Antologia “ha proclamato cogli elogi dell'illegittimità, colle apologie dei repubblicani e i panegirici di Masaniello e di Bonaparte; ha proclamato colle lezioni del gius penale Benthamico, e coi corrucci contro i pretoriani, i volontarj, i satelliti del dispotismo, ecc. ecc.; ha proclamato prestando i suoi tipi al famoso bollettino del 28 marzo 1833; proclama tuttavia, facendosi propagatrice, per l'Italia superiore, del Progresso di Napoli, il di cui fondatore guarda ora il sole a scacchi in Castel Sant'Elmo; proclama coi manifesti d'uffizio centrale per la diffusione delle letture popolari e dei manuali d'educazione...; e cosí, per fino la soppracarta stampata della protesta contro l'uso ingiusto della parola proclami, è un vero e real proclama dell'Antologia, espresso colla lista dei manifesti di opere quasi tutte coordinate alle mire dell'Antologia stessa. Mi accorgo di essere stato troppo mite; invece della parola proclami, dovevo mettere congiure....„.
Oh esempio inaudito di malignità! Il principe di Canosa stimava una congiura la diffusione del Giornale agrario, de' manuali dell'Aporti, degli scritti del Tommaséo su l'educazione e del dizionario geografico del Repetti![1355] E non contento di asserire falsità manifeste pur di nuocere al Vieusseux, accusandolo editore del famoso bollettino del 28 marzo, non contento di accennare con modi da boia al Ricciardi carcerato, falsava fin le parole del Maroncelli; il quale diceva[1356] invece, che il Conciliatore fu dagli Austriaci detto una congiura, e che è verissimo che, in certo senso, ogni onesto sforzo di miglioramento sociale è congiura: congiura de' buoni contro i cattivi.
***
Da Parigi allora fieramente si levò il Tommaséo, e per difendere l'amico perseguitato, e “per amor di giustizia„. E rispose con un opuscolo[1357] nel quale dopo affermato che al foglio di Modena era serbato “superare in barbarie di stile, in goffaggine di concetti, in viltà di delazioni calunniose, in amarezza d'odii spregevoli e di contumelie impotenti, quanti mai scritti conosce l'Europa avversi ad ogni religione, e ad ogni piú venerabile autorità„; dopo affermato che di quel foglio “fu inspiratore degno l'autore dei Pifferi di montagna, il villan di Canosa cacciato di Napoli e della Toscana com'uomo stolidamente torbido e vituperevolmente irrequieto„; diceva a' compilatori: “voi siete bugiardi, e stoltamente bugiardi.... voi siete vili, perché vi scagliate contro chi non può ad arme eguale rispondervi.... voi siete empi perché rinnegate la carità... e voi, se siete cristiani, fate eccheggiare questa mia parola alla Voce vostra, eccheggiar tutta dal primo all'ultimo accento. Poi rispondete; e sotto allo scritto ponete il nome vostro. I' pongo il mio„.
Stampata questa risposta, co 'l cuore in ansia il Tommaséo scriveva[1358] al Capponi: “Attendo con viva sollecitudine l'esito della risposta alla Voce. Male non può fare, io credo: e se l'avessi pur sospettato, non l'avrei fatta. Vedere quel pover'uomo cosí vilmente provocato e vessato mi fece ira, e mi fa. La Voce né stamperà la risposta né tacerà; ben lo so: ma giova averle dato un buono avvertimento, e uno basta per molti. La lessi prima allo Scalvini e all'Ugoni: approvarono„. E il Capponi rispondeva[1359] dicendogli, che la replica alla Voce gli era “strapiaciuta„, che non poteva certo far male, e che dinotava tanto bel movimento d'animo, da doversene compiacere. Meglio ancora, scriveva[1360] al Vieusseux: “egli ha fatto opera bellissima, di nessun danno per voi, di grande onore per lui, e in sé stessa di gran pregio. Scritta, pensata e misurata, che non si poteva meglio. Bravo e caro uomo!„.