Il suo manifesto però, che la Biblioteca italiana chiamava “ampolloso„, e il Niccolini, “ridicolo„[66], diede origine a un altro giornaletto; e i compilatori[67] fecero al Collini il brutto servigio di pubblicarlo qualche giorno prima che venisse alla luce il suo. Portava per nome il Raccoglitore; e il primo numero compariva nel 31 di marzo del 1819, tronfio di una granata piantata nel mezzo, con sotto il motto dantesco: tutte le raccoglie. Non sarà male fermarci su queste cose, che assai bene dimostrano le condizioni della letteratura periodica, e insieme morali, della Toscana. I compilatori del Raccoglitore, in un Manifesto unico che voglio in parte riferire, annunciavano al pubblico: “Saranno inserite nel Raccoglitore tutte le notizie mattutine della piazza, cioè l'annunzio de' balsami, cerotti, segreti nuovi, e i piú bei ritrovati della medicina empirica.... Vi sarà l'annunzio della vendita di cani, gatti, asini e altre bestie sí indigene che esotiche.... Indicheremo i luoghi ove i commensali paganti sono meglio trattati, e a minor prezzo; e ciò metterà una maravigliosa emulazione tra gli osti bettolieri e bottegai.... Ci faremo un dovere di avvisare il pubblico dell'arrivo e della partenza dei famosi personaggi, come ballerini sulla corda o sui trampoli, ventriloqui, alchimisti.... Terremo dietro alle piú recenti e strepitose scoperte, come l'applicazione delle macchine a vapore per il vuotamento delle latrine.... Registreremo puntualmente nel nostro Giornale le estrazioni del lotto, con una cabaletta sempre nuova per trovare i numeri dell'estrazione seguente, dedotta dalle regole astrologiche piú sicure....„. Ed erano cosí spudorati da affermare essere il loro foglio quindicinale “destinato particolarmente all'utilità ed istruzione popolare„.
Incominciavano mordendo, in certo annuncio di libri nuovi, il Serristori e in special modo il Niccolini, grossolanamente storpiando i nomi alle sue tragedie; ma il peggio è che, come questi aveva timore, ponevano fin dal primo numero in ridicolo la cucina del Lawley. In una letterina, firmata Stefanino, si dimandava[68] se il Raccoglitore “avesse a che fare col Saggiatore„; e se per chi scriveva vi fosse “nessun premio„: nel secondo numero, in altra lettera firmata Gnatone, si diceva[69]: “Signor Raccoglitore, ho sentito dire che voi siate un vero buon uomo, e che abbiate, quello che piú valuto, un cuoco eccellente.... Confesso che possedete due grandi requisiti per intraprendere con lusinga d'ottimo successo un giornale. Se vorrete compiacervi di ammettermi nel numero dei vostri commensali...., m'impegno di somministrarvi una quantità di articoli graziosi e morali„. A queste lettere si rispondeva dicendo[70]: “gli editori del Raccoglitore non hanno molto danaro, né grandi pretensioni, e però non possono dare ricchi premj: non ostante saranno decentemente ricompensate quelle persone che favoriranno degl'articoli.... I premj incomincieranno da una coppia d'uova fresche fino a un paio di capponi, e si riscuoteranno per mezzo di Boni emessi dal Burò del Raccoglitore sopra i principali Osti, Ristoratori e Bettolieri della città„. Non si risparmiava dunque nemmeno il Capponi: eppure, osavano dire[71] aver dato saggio piú che bastante della loro “delicata maniera di pensare, di compilare e di scrivere„!
Non ostante la guerra pettegola di questo giornale, sotto la direzione del Cioni il primo numero del Saggiatore venne al mondo con la data del 3 aprile 1819. Portava per emblema una civetta, che reggeva nel becco una bilancia, fatta incidere dal Capponi in Parigi; e il motto: Necesse est, ut lancem in libra ponderibus impositis deprimi, sic animum perspicuis cedere: doveva escire una volta per settimana, e i compilatori si armavano di una bilancia “per saggiare e risaggiare[72]„. E proponevansi cose assai buone: prendere in esame i metodi seguíti nell'istruzione della gioventú presso le piú culte nazioni, e paragonarli tra loro; stabilire quali massime politiche e morali, quali leggi fossero a noi piú adatte; discutere de' mezzi opportuni per far risorgere le belle arti, e fin della moda. Né vi mancava il lato patrio; come difendere l'Italia dall'accusa di “essere rimasta indietro nell'arringo delle scienze e delle lettere„; e la creazione di un teatro nazionale.
“Che contentezza per il suo babbo! che giubilo per la famiglia! Lode al cielo è nato il Saggiatore — strideva la granata[73] — Vero è che a chi l'ha visto è parso un po' stentato e poco nutrito questo bambino, e dicono i medici che non porga speranza di lunga vita. Egli si è perciò nascosto sotto la figura d'un civettone con la bilancia in becco; ove si devon pesare l'istruzione pubblica e privata, le scuole, le lingue...., e persino i modi di alimentarsi (e qui è gran maestro il Saggiatore), e altri oggetti tutti di morale, a forma de' manifesti del sig. C.„. Il Raccoglitore era un libello pien di fiele, che assaliva la riputazione di Tizio e di Caio, tanto che piú d'una volta il censore Bernardini dovette sopprimere articoli che ponevano in piazza “scandali privati„[74], senza risparmiare neppur le donne[75]: ma con tutti i propositi buoni, il Saggiatore era anch'esso ben misera cosa. Ne sono usciti due fascicoli, scriveva il Niccolini[76] al Capponi, “l'uno peggiore dell'altro„; e co 'l Serristori e co 'l Cioni disertarono ben presto, lasciando nell'impiccio il Collini. Il Capponi stesso, che sebbene critico di sua natura era anche di sua natura indulgente, dopo aver letto tutti i numeri del Saggiatore, diceva[77] che vi era qualche cosa di buono, ma molto di pessimo.
Vero è che il Saggiatore rifuggiva dagli scandali, tanto che quei del Raccoglitore dicevano[78] ch'esso non stimava di sua convenienza “abbassarsi a ribattere i colpi della granata„; ma in difesa del Saggiatore (com'essi almeno credevano), si bisbigliava di due giornali nascituri: il Vagliatore e il Volante. “Al primo — dicevano quei della granata[79] — daremo parte della nostra spazzatura....; al secondo rivolteremo la nostra granata all'insú, e al bisogno non ci mancherà una pertica per arrivarlo„. Il Volante moriva prima ancora che aprisse gli occhi alla luce: ma il Vagliatore uscí nel 30 di giugno del '19; pesante di un gran vaglio, che aveva adottato per emblema, e anch'esso co 'l motto (dove mai andava a finir Dante!) “ti conviene schiarar„.
“Noi ci siamo presi l'assunto — dicevano i compilatori[80] — di rispondere al Raccoglitore illustrandone il bello e il buono...., non senza aggiungere ciò che può essere ad esso sfuggito fra la quantità della sua spazzatura„. Quei della granata potevano tuttavia stimarsi felici; ché il Vagliatore si agitava, con intenzioni tutt'altro che buone pe 'l povero Saggiatore. “Ho letto il Saggiatore — diceva[81] — e per verità mi aspettavo assai piú da quelle teste! Chi mai sia stato il ritrovatore del titolo....? Per bacco! La sapeva lunga; ed il titolo è benissimo adattato ai tempi presenti, giacché in oggi i nostri letterati danno la loro scienza a saggio!„. E alludendo anch'esso, non meno malignamente, alla cucina famosa: “prevengo che non potrò dare verun premio, né tampoco un pranzo, perché sono un povero uomo, né tengo cuoco. Ho una servicciuola....„[82].
Ma per il peso, forse troppo grande, del vaglio, esciti appena pochi numeri, mutava non di sostanza ma di nome: il nuovo titolo fu: l'Uomo di paglia, con sotto un uomo fasciato di paglia; il motto nuovo: dare pondus idonea fumo. Il nome però mutato non lo salvò dalla morte; non cosí presto tuttavia, che non vedesse quella de' suoi fratelli. Usciva primo di vita il Raccoglitore, che non aveva raccolto se non cattive satire delle cose utili; e l'Uomo di paglia, facendogli esequie degne del merito, lo diceva[83] morto per “fortissima gravezza di stomaco, e per non poter tramandare per nessuna delle solite vie se non una piccolissima porzione di materia, in proporzione di quella moltissima della quale sentivasi.... aggravato ed oppresso„; e dava notizia che, fattagli l'autopsia, tra' corpi estranei gli era stato nell'intestino ritrovato il Saggiatore, “tra i piú difficili a digerirsi„.
Co 'l ritirarsi del Niccolini, del Cioni e del Serristori era venuta, fin dal principio, a mancare al Collini quella cooperazione che piú d'ogni altra sarebbe stata efficace: e un po' per la pigrizia di chi avrebbe dovuto tirarlo innanzi, un po' pe 'l timore della censura che aveva cancellato qualche frase, il Saggiatore veniva fuori ogni volta piú stentato. Il cav. Lawley si ritirò pur egli, spinto dal pensiero di fondare un Club; e co 'l suo ritirarsi quasi interamente mancati i fondi, fu deciso sospendere la pubblicazione co 'l finire dell'anno. Sperava tuttavia il Collini,[84] che il pentimento del cavaliere inglese non uccidesse quel giornale, che aveva meritata “la protezione del signor Gino„, e potesse un'altra volta rinascere: ma non vedendolo già da qualche tempo comparire, quei dell'Uomo di paglia dicevano[85] il medico del Saggiatore essere lo stesso che aveva curato il Raccoglitore. “La di lui malattia — continuavano — presenta sintomi totalmente opposti a quelli che si manifestarono nel Raccoglitore, e secondo tutte le apparenze, ove quell'infelice crepò per troppa ripienezza, il povero Saggiatore sembra che voglia terminare i suoi giorni per mancanza di nutrimento„. E cosí fu difatti.
Dopo non molto finiva anche l'Uomo di paglia, senza maggior decoro; e con lui finivano i giornali, o piuttosto libelli, che dava allora Firenze. Erano tutti tentativi falliti, che non avevano forme, né ali per elevarsi; giornali nati morti, perché nessuno sapeva loro soffiar per entro l'alito della vita. E il modo con che erano scritti e condotti, tra il molto male di cui era causa, non aveva se non sola una virtú, anch'essa negativa: quella cioè di mostrare che “non si sapeva fare un giornale„[86].
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