L'ex deputato Zavattari Pietro, pure arrestato, e ascritto al partito repubblicano-rivoluzionario, prese parte attiva ai tumulti del 1896; tentò il connubio dei partiti repubblicano e socialista; coprì varie cariche nei circoli repubblicani, e il suo nome si lesse in tutti gli statuti, programmi e manifesti del partito stesso; nell'ultima agitazione per il rincaro del pane si dette a sobillare i rivoltosi, ad eccitare i perplessi, e specialmente i facchini di dogana, dei quali è console.
L'imputato Costantino Lazzari è audace socialista fra i più pericolosi e temibili. Fu uno dei primi apostoli del partito e cooperò alla costituzione di tutti i circoli e delle associazioni. Dotato di discreto ingegno, lo ha tutto rivolto all'agitazione settaria; è il vero socialista di mestiere che campa la vita sui contributi che pagano gli illusi gregari e sui magri lucri dei giornali del partito, ove iscrive con stile sempre velenoso e ribelle, onde riportò diverse condanne. Fece attiva propaganda rivoluzionaria specialmente nelle Marche e Romagna, ed il recente malumore delle popolazioni pel rincaro del prezzo del pane fu da lui sfruttato a danno dell'ordine pubblico in Ferrara, Ravenna e Camerino.
Pure pericoloso propagandista è l'arrestato Gatti Oreste, il quale cercò sempre distinguersi promuovendo riunioni e prendendo parte a tutte le manifestazioni pubbliche, nelle quali raccomandava la disobbedienza e la resistenza alle autorità.
Fanatico socialista è l'altro Achille Ghiglione, che a Niguarda, ove è domiciliato, sobillò con fervore quei terrazzani incitandoli alla resistenza e al disprezzo per le autorità e per i padroni. Ha istituito altresì in quelle campagne circoli e cooperative con base di resistenza.
L'imputato Paolo Valera è uno dei dirigenti del partito socialista anarchico, ed esercita molta influenza a causa della sua coltura e delle sue aderenze con tutti i caporioni dei partiti estremi. I suoi scritti sono sempre violenti ed informati ai più stretti principii della lotta di classe. Fu più volte condannato, e nel 1884, per sottrarsi ad una condanna, riparò a Londra, donde tornò nel 1894, dopo il termine della prescrizione. Successivamente militò nel campo di azione e negli ultimi di aprile decorso, discutendosi dai socialisti sulle manifestazioni del Primo Maggio, esso, appoggiato da un forte gruppo, propugnò il progetto di resistere alle autorità e di fare ad ogni costo un pubblico corteo. Facile quindi è a dedursi quale debba essere stato il di lui contegno negli ultimi tumulti.
Mestierante in politica risultò l'Angelo Oppizio, prima anarchico, poi repubblicano, ora socialista. Di fenomenale attività nella propaganda, ha atteso validamente alla costituzione di circoli, ad organizzare e congressi e riunioni e pubblicare opuscoli, giornali, ecc. Si ingerì negli scioperi, consigliando la resistenza. In occasione dell'agitazione per il rincaro del pane tenne concioni spiccanti per violenza ed eccitamento alla rivolta. Nel 6 maggio, appena scoppiati i tumulti in via Napo Torriani, fece testamento in vista dei pericoli ai quali si esponeva; ed infatti risulta che prese parte ai tumulti in via Galileo unitamente al Turati, e fu arrestato nel 9 maggio a Porta Monforte durante la mischia.
L'ingegnere Valsecchi Antonio, altro degli imputati, figura fra i capi più influenti del partito socialista milanese; a Borghetto, suo paese di nascita, per la insistente e larga propaganda delle malsane teorie, fu denunciato per eccitamento all'odio di classe. Dopo il 1894 fu segretario della Federazione Socialista Milanese; e riportò tre mesi di condanna di confino come dirigente di diversi circoli. Si mantenne in relazione coi correligionari di fuori, scrisse sui giornali socialisti violenti articoli, sempre consigliando pubblicamente la resistenza, ed eccitando alla ribellione, preparando così il terreno alla violenta ultima rivolta.
Di ugual tempra è Ennio Del Vecchio, pure socialista attivo nella propaganda ed eccitatore all'odio di classe; fu esso pure condannato due volte alla pena della multa.
La russa dottoressa Anna Kuliscioff, venuta a Milano nel 1885 dopo aver peregrinato per le varie capitali d'Europa e città d'Italia, ebbe prima intima relazione col socialista deputato Andrea Costa, poi col deputato Filippo Turati, seguendo l'azione di essi. È fervente socialista e propagandista efficace quanto tenace; cooperò alla costituzione di circoli, pubblicazioni di giornali, di programmi e di statuti, figurando indefessamente nei congressi, nelle riunioni, nelle pubbliche passeggiate. Nel 1894, come dirigente del partito socialista dei lavoratori italiani, fu condannata al confino. Dopo la elezione di Filippo Turati a deputato, raddoppiò di attività per la propaganda delle teorie socialiste; ed all'intento di mantenere ad esso salda la base elettorale del suo collegio, tenne parecchie conferenze pubbliche al Circolo Cappellini, cercando di organizzare in lega di resistenza, inscrivendoli nel partito, gli operai dello stabilimento Pirelli, i quali, perchè ben trattati, avevano fino a questi ultimi tempi resistito; e come essa riuscisse nelle sue mire lo prova il fatto che già 1200 operai si erano ascritti alla lega, ed imbevuti di massime sovversive, di sentimento d'odio, si segnalarono nel primo giorno della sommossa a Ponte Seveso e via Napo Torriani, e specialmente le donne, sulle quali la Kuliscioff esercitava molto ascendente, dimostrarono maggiore ferocia.
Un altro imputato è don Davide Albertario, direttore dell'Osservatore Cattolico, organo di quel partito clericale intransigente che avversa le istituzioni e l'unità della patria; di carattere battagliero e violento, sostenne lotte vivissime con quella parte del clero che si ispirava a principii temperatamente liberali. La sua condotta poco morale, non rispondente alla dignità del sacerdozio, gli valse un processo penale per delitto contro il buon costume ed una procedura disciplinare per parte della Autorità Ecclesiastica. Tenne conferenze consigliando e dirigendo nel senso della più aperta intransigenza l'organizzazione clericale. Nella lunga sua carriera giornalistica i suoi sforzi furono diretti a far cadere in disprezzo le istituzioni e l'Esercito, prendendo di mira la stessa Dinastia, onde ebbe molti sequestri per offese alla Sacra Persona del Re ed alla Real Famiglia. Divenendo sempre più violento negli ultimi tempi dimostrò tendenza a favorire il cambiamento della forma di Governo, e da altra parte si faceva banditore di idee democratiche e socialiste, come apparisce dall'opuscolo stampato nella tipografia dell'Osservatore Cattolico col titolo «Dal Socialismo alla Democrazia Cristiana», gareggiando così col partito repubblicano e socialista nel combattere la Monarchia e nel suscitare l'odio di classe. Tale malefica propaganda, esercitata continuamente con somma energia e fine arte di polemista, agiva pur troppo sulla parte meno colta dei credenti e del clero, e contribuì potentemente a formare l'ambiente ostile ed a maturare lo spirito della rivolta ora repressa. Nel corrente anno ebbe l'Albertario più occasioni per accentuare l'azione del suo giornale contro le istituzioni, nel marzo la commemorazione del cinquantenario dello Statuto e quella delle Cinque Giornate, poi i moti che scoppiarono in diverse località per il rincaro del pane. Questi moti furono nell'Osservatore Cattolico malignamente narrati, esagerati, commentati; ed a qualche altro giornale che rivelava questa condotta intesa a creare imbarazzi alle istituzioni, rispondeva nel numero dal 6 al 7 maggio: «Ah canaglie, voi date piombo ai miseri che avete affamati, e poi vi lanciate contro i clericali.» Questo fu l'ultimo numero, perchè lo stesso giorno scoppiò la rivolta ed il giornale sospese le sue pubblicazioni. In tal modo è manifesto che l'Albertario divide cogli altri imputati la responsabilità della sommossa.