—Giuliano, dormi bene!

Una sera ci sono cascato anch'io. Un detenuto sopra o vicino alla mia cella si mise a gridare:

—Numero tale?

—Che c'è?

—Che cosa hai fatto?

Non risposi.

—Buona sera.

—Buona notte.

Questo semplice dialogo mi fece affiggere sul dorso dell'uscio della mia cella che il direttore mi aveva punito con dieci giorni di pane ed acqua!

Dopo il Cellulare, il Castello e il cubicolo, la quinta camerata dell'ex convento dei frati, dell'ordine di san Domenico, ci parve un paradiso. La percorrevamo in lungo e in largo con delle fiatate di soddisfazione. Finalmente qui si respira! Le pareti erano pulite, imbiancate di fresco, con del verde che girava tutto intorno a un metro d'altezza.