Sinchè l’Alfani si mantenne alla testa del magistrato — e questo fu sino alla fine del suddetto mese di marzo — le cose, tra mal’e peggio, tirarono via senza suscitare gravi apprensioni.. — Ma, co’ primi di aprile, il popolaccio tornò a rimbaldanzire, la ribellione rizzò di bel nuovo alta la cresta ed i più corsero alle armi.
Paolo III comprese allora che a fare il manoso c’era tutto da perdere e, rotti gli indugi, chiamò a sè il capitano Alessandro Vitelli, e gli commise di raggranellare quanta più gente potesse e di marciare sopra Perugia.
Il Vitelli — discendente da quel Vitellozzo, che Cesare Borgia fece proditoriamente strozzare a Sinigalia in uno col Freducci da Fermo — era uno degli ultimi professanti quel così detto mestiere dell’armi, che Werner di Montfort, duca d’Urslingen e nemico di pietà e di misericordia, Giovanni Hawkwood, Witinger di Landau, Anichino Bongardo, Alberto Stertz ed altri predoni stranieri avevano appreso a que’ nostrali che — tra il conte Alberigo da Barbiano e Giovanni de’ Medici delle Bande Nere — si dissero Jacopo dal Verme, Facino Cane, Ottobuon Terzi, Andrea Braccio da Montone, Giacomuzzo Attendoli, Francesco Sforza, Niccolò Piccinino, Bartolomeo Colleoni e via discorrendo; vero mestiere, che consisteva nel vendere il proprio braccio al migliore offerente.
Alessandro Vitelli era un omaccione disgrazioso, dalle estremità elefantili, la faccia schiacciata color di terra, i capelli neri, opachi, lanosi, in grandissima nomea di valente non sappiam meglio se nel condurre battaglie alla vittoria, o nell’allungare le mani al saccheggio. — Per lui tanto, una sconfitta dello inimico, dopo la quale non ci fosse da far bottino, e’ la considerava come sconfitta di sè medesimo.
Tale il guerriero cui la Santa Sede Apostolica affidava il delicato incarico di ridurre a obbedienza i traviati suoi sudditi.
Ed egli vi ci si accingeva di lieto core.
Associatisi i capitani e colonnelli Gerolamo Orsini, Giambattista Savelli, Teobaldo Starnotti da Cerreto ed il conte Niccolò da Tolentino; messi insieme senza capparii quanti uomini gli capitarono sotto; egli era già molto inoltrato ne’ suoi preparativi di guerra e sul punto di porsi in campagna; quando una sera, ad ora già molto tarda, il Recalcato annunziò al Santo Padre che suo figlio, l’eccellentissimo signor duca di Castro, chiedeva istantemente parlargli.
Paolo III ordinò subito lo si facesse entrare e, come si trovarono soli:
— Cosa mai mi volete di quest’ora? — gli domandò.
— Una grazia, Padre mio! — gli rispose Pierluigi.