— Quando sia così.... ma qual è il segreto motivo che vi spinge?....

— Nessun segreto motivo; ma il desiderio ardentissimo di farmi utile alla Santità Vostra e agl’interessi della Chiesa e della Religione.

Paolo III, ch’era sprofondato nel suo gran seggiolone, a siffatte parole si sollevò alquanto su la persona, folcendosi delle sue mani a’ braccioli, e sporse inanzi il volto guardando negli occhi il figliuolo, con espressione di sarcastica meraviglia.

Pierluigi dovette far violenza a sè stesso per rendersi impenetrabile e, con l’accento della più ben simulata ingenuità:

— Null’altro — continuò a dire — null’altro che questo desiderio!

— Eh! — fece il papa, crollando il capo in aria dubitativa e riadagiandosi sul suo seggiolone — comunque metta pena a comprendervi, non vi vorrò contradire e.... se messere Alessandro non solleva difficoltà, come voi sembrate farvene mallevadore, io consentirò volontieri al piacer vostro!

— Oh, grazie, padre mio! — sclamò il duca di Castro, baciando con effusione la mano del vegliardo — voi coronate uno de’ più caldi miei voti!

E si licenziò tutto pieno di contentezza

Quanto al Vitelli, l’astuto ne conosceva il debole e sapeva benissimo quale il miglior lenocinio per adescarlo. — In compenso della cessione del supremo comando, gl’impromise la metà giusta di tutte quante le prede ed il rapace capitan di ventura si mostrò l’uomo più remessivo e condescendente che mai si potesse.

Però, due dì dopo, dal Pontefice in persona, Pierluigi Farnese venne publicamente confermato gonfaloniere e capitan generale di Santa Madre Chiesa e posto alla testa dello esercito pontificio, che, oltre Vitelli e gli altri capitani e colonnelli ricordati più sopra, constava di ottomila fanti italiani raccolti fra la peggio schiuma, di quattromila spagnuoli ceduti da don Pedro di Toledo vicerè di Napoli, e di ottocento tedeschi.