Tre settimane dopo il suo ritorno nella città de’ Cesari e dei Papi, Pierluigi era stato raggiunto dai suoi figli e dalla nuora che aveva lasciato — come vedemmo nella rôcca dei conti di Santafiora. — Secoloro giungeva pure il Trentacoste da Camerino, con le sue dodici barbute, e gli recava una missiva del sedicente numismatico tedesco, nella quale questi gli esponeva aver esplorato tutte le circostanti campagne, terre e castella, senza che nè dell’uomo dalla buffa calata, nè del gigantesco familiare de’ Camia, nè di madonna Olimpia Marazzani, nè di Bianca della Staffa, gli fosse riuscito raccogliere il più piccolo indizio.
Pierluigi — per quanto glie ne costasse — dovette però mettere il cuore in pace e renunziare alle vagheggiate speranze di rappresaglia e di vendetta.
Senonchè il mattino del giorno istesso in cui lo vedemmo recarsi a sollecitare dal padre il comando delle milizie raunate contro Perugia, il degno Pellegrino di Leuthen era giunto improviso ad annunziargli che Bianca trovavasi appunto in questa città.
Ciò che non avevan potuto le perlustrazioni, le indagini, le astuzie, il caso puro e semplice glie lo aveva fatto scuoprire.
Nel transitare da Firenze a Roma, s’era soffermato per alquante ore in quella città; su la piazza maggiore aveva travisto Terremoto: pedinandolo, lo aveva seguito sino alla casa dov’era domiciliato e quivi — presa voce — risaputo che, insieme a lui, trovavasi pure la sua giovine signora, la quale, da vari mesi, aveva ricetto presso il proprio zio, messer Bartolomeo della Staffa, uno de’ più danarosi ed influenti di tutta Perugia.
Ed ecco qual era stato il recondito movente che aveva trasfuso in Pierluigi Farnese tanto belligero ardore.
Capitolo XXIV. I Venticinque.
Dacchè la furberia sacerdotale ebbe studiato lo espilatorio sistema delle decime, dacchè — vale a dire — la vecchia terra gira intorno a’ suoi poli e che esistono sudditi e governi, le principali scaturigini del malcontento di quelli verso di questi, crediamo noi abbiano sempre risieduto ne’ publici gravami; e tanto più esclusivamente se risaliamo a quando certi sentimenti di nazionale amore e d’individuale dignità ed i conseguenti diritti a libertà ed uguaglianza non erano tampoco in germe nel cervello umano.
Di que’ giorni pròtasi di tutte le ribellioni furono quasi sempre i balzelli.
Ed uno — il soprassello sul sale — lo era appunto stato de’ gravi avvenimenti che Perugia andava incubando.