Passando valle pian cole e pendisi
Che arrivò un giorno alli confin d’Assisi.
Ma poi? — Poi non stette guari a ritirarsi dallo esercito «per essere stato casso dal marchese del Vasto con ignominia della milizia».
E così — per allora tanto — si chiuse gloriosamente la sua carriera militare.
Salito al trono pontificio Alessandro Farnese, suo padre, assoluto da questi delle censure in cui era incorso, per aver partecipato al sacco di Roma, e creato prima signor di Montalto, poi di Frascati, quindi duca di Castro, Nepi e Ronciglione, gonfaloniere e capitan generale della Chiesa e, dallo imperatore Carlo V, marchese di Novara; trasse egli sempre dappoi lieta e tranquilla vita ne’ suoi domini, salvo il correre or qua or là, vuoi spedito dal padre a complimentare questo o quel principe, a montar macchine od a sventare intrighi; vuoi trattovi dallo istesso suo sfrenato disio di piaceri e di galanti avventure.
Più di due lustri erano così trascorsi dalle sue ultime imprese guerresche, e però non aveva torto suo padre a stupirsi nel vederlo sì premuroso di ricacciarvisi dentro.
Sotto quel suo intenso desiderio qualche gatta doveva indubiamente covare.
E la gatta era mastro Pellegrino di Leuthen, o — per dire più giusto — era la nostra giovine Bianca della Staffa.
In qual modo?
Poche parole basteranno per spiegarlo a’ lettori.