Viste le grandi sue prodezze nello scannare inermi, vituperare le femine e rapinare l’altrui; gl’imperiali — ossia, quella bulima di ladroni d’ogni sequenza raccolti sotto le insegne dello avventuroso figliuolo di Chiara Gonzaga — lo spedirono con altro dei loro sul promontorio del Gargano, alla guardia di Manfredonia, dove Camillo Orsini lo assalì dalla parte di terra e, dalla parte di mare, gli si schierarono contro venticinque galee, e dove — al dire del Guazzo — «attese a ribattere con indicibil coraggio una sì fiera tempesta, e da invittissimo capitano con tanta valorosità, con tanta prudenza in tal assedio ritrovossi che gli soldati, quai per offendere sua signoria erano andati, con più loro danno che utile si dipartirono».
Quindi, secondo ce ne ha lasciato scritto Monbrino Rosco da Fabriano nel suo Poema dell’assedio e bellicosa impresa di Firenze, il principe Filiberto di Oranges
Lettere scrisse al signor del Farnese
Venisse con sua gente e belle imprese.
Era con le sue gente il signor detto
In Nocera di Napoli alloggiato
Duo milla seco havea ognun perfetto
Nell’arme e experto e pratico soldato
Qual subito ne venne assai diretto
Per obbedire el principal mandato