Tutti gli occhi erano rivolti su lo sconosciuto.
Quel nome di Cavalier Nero, che rispondeva sì bene al bruno colore della sua armatura ed alle fosche tinte della sua carnagione, non mancava di produrre una profonda impressione, massime sul popolo minuto sempre proclive allo strano ed al superstizioso.
— Ebbene — soggiunse allora Bartolomeo della Staffa superando la breve distanza, che lo separava dallo straniero, e porgendogli la mano — qualunque sia il vostro nome e la patria vostra, o messere, io vi professo viva e schietta riconoscenza per quanto avete fatto per quest’amatissima congiunta mia... chi adopera come voi, non può nodrire che nobili sensi.... amico nostro voi lo siete di certo, poichè ce ne porgeste già prova.... però il desiderio vostro sarà sodisfatto!
Ed elevando anche più la voce, acciò meglio lo intendessero ed i suoi colleghi ed il popolo:
— Io stesso mi porto vostro mallevadore, e voi combatterete con noi e per noi, per la più giusta e santa delle cause!
— Viva messer della Staffa! — strillò il popolo ad una voce.
— Grazie, messere! — fece l’incognito, inchinandosi — io non domando che d’essere posto in prima linea, dove sia più caldo il pericolo.
— E così sarete! — s’intromise il priore — se i papalini sieguono, com’è certo, la via di Fuligno, chi primamente n’ha a sostenere il cozzo e gli attacchi dev’essere Castel Torsciano.... voi, con Andrea d’Arezzo e Ascanio della Corgna, potrete esser terzo ad assumerne le difese.... vi piace?
— Nulla saprei chiedere di meglio!
E data tale risposta — il Cavalier Nero si tolse al gruppo, che lo circondava, e scese i gradini della scalea, per presentare i suoi ossequi alla giovine Bianca ed alle sue cugine.