Questa si staccò dalle cugine e — tutta timorosa e confusa, perchè vedevasi fatta oggetto della generale attenzione — si avanzò sino al piede della scalea.
— Tu conosci costui? — le chiese allora lo zio, indicandole lo straniero.
Bianca lo affisò in volto in atto di stupore e rimase alcuni istanti a contemplarlo, senza far verbo.
I penitenti, genuflessi intorno alla croce, avevano smesso le loro salmodie: il popolo s’era chiuso in quello ansioso silenzio che è tutto particolare della aspettazione.
L’incognito frattanto sorrideva gentilmente del palese imbarazzo di Bianca e:
— Non è dalle sembianze — ripigliò a dire — che madonna mi possa riconoscere: ella non le ha mai scôrte che celate dal ferro di una bruna visiera...
— Oh, sì, sì! — lo interruppe premurosa la giovinetta.
E — stringendo la mano a Bartolomeo, con una effusione di gioia, che le si leggeva scritta su tutto il bel volto:
— È lui, zio! — soggiunse — quello istesso di cui vi dissi al mio arrivo; quello istesso che m’ha aiutato a tormi di casa i Santafiora; quello stesso, cui, non ha guari rinviaste il cavallo e la somma che giovarono me ed il mio servo per trarre sin qui... è il mio salvatore: il Cavalier Nero!
Un mormorio misto di ammirazione e di un non so che di misteriosa paura percorse la folla.