A Roma, la fece scendere e pigliar stanza in una sua misteriosa casuccia, che teneva in Ripetta, pei suoi segreti ritrovi, ed egli s’avviò al Vaticano, per ivi apprendere dalle sacre labra paterne il motivo del suo richiamo.
Ed ecco in quale guisa abbiamo trovato Olimpia Marazzani, in veste maschile e sotto nome di capitano Tre-Grazie, nel campo pontificio militante contra Perugia.
Nel suo cinismo, il Farnese non aveale taciuto la scoperta fatta da Pellegrino di Leuthen della giovine della Staffa e lo intendimento suo di sollecitare il comando di quella impresa guerresca, onde farla servire alle turpi sue mire su di costei, ed Olimpia, con cinismo anche maggiore e nel cieco aborrimento che le ispiravano il candore e la verginità della innocente fanciulla; ne lo aveva tanto più incalorito, col promettergli di seguirlo e di impiegare ogni suo sforzo pel conseguimento di quel perfido scopo.
Come vi si fosse adoprata, lo abbiamo pur visto.
Trasportata ferita e fuori de’ sensi entro la casipola del chierico perugino, il conte Giovanni Anguissola la sollevò di sua mano dalla incomoda barella, su cui l’avevano stesa i suoi uomini, e la depose, col massimo garbo e con tutte le maggiori cautele, sul letticciuolo, che Bianca doveva trovare, pochi istanti dopo, chiazzato di sangue.
Fattosi apportar aqua entro il morione d’uno dei suoi, e messo in brandelli un canevaccio, che rinvenne in un canto; il conte stava già apparecchiato a lavare e fasciar le ferite di quella donna, che aveva tanto amato e che forse amava tuttavia; quando i clamori sollevati nell’accampamento papalino dalle grida di Pierluigi per la fuga di Bianca e l’irruente calpestìo de’ cavalli, che si mettevano su le peste di Terremoto; gli ispirarono il giusto timore di poter essere scoperto e privato anche una volta di Olimpia, attalchè — con quel suo pronto e repentino risolvere, ch’era una sua particolare caratteristica — riposta la trafitta su la lettiga e fatti legare nuovamente i polsi a Neruccio, dètte ordine alla sua scorta di seguirlo, con questo e con quella, sino alla vicina Perugia.
Ignorava che Bartolomeo della Staffa se ne fosse già allontanato; faceva, nel caso, assegnamento sopra di lui come mallevadore e, per sottrarsi alle possibili indagini del Farnese, stimava ottimo consiglio il riparare senz’altro colà.
Vi trasse, dunque, securo e — per porta Borgne, lasciata omai, al paro delle altre, senza presidio di sorta, fra il confuso viavai di soldati baglioneschi, che ne uscivano alla spicciolata, e di genti del contado, che, avuto sentore della reddizione, vi rimettevano timidamente il piede, dopo tanti giorni di paurose angoscie — potè facilmente penetrarvi inosservato.
Suo proponimento era quello di cercar ricovero presso qualche monistero, epperò si rivolse ad uno de’ suoi seguaci, ch’era perugino, affine gli servisse di guida. E questi lo menò, tra quella porta e lo Spedale del Cambio, per una viuzza rimota e diserta, presso un alto e negro edifizio, dalle cui ampie finestre traspariva un fioco bagliore di luce.
Era un convento di frati agostiniani.