Non osandolo della parola, interrogò dello sguardo il guardiano.
Questi, tacitamente del paro, gli rispose congiungendo le mani ad atto di prece ed alzando gli occhi al cielo con un lungo sospiro.
Non c’era più dubio!
Olimpia era morta.
Nè ciò ancora bastava.
Nel punto istesso che egli, smarrito, fuori di sè per lo schianto improviso, col cervello in fiamme, il pianto che gli faceva groppo alla gola; mutava un passo per introdursi in quella funebre stanza, e contemplare, per l’ultima volta, le adorate sembianze di quella donna che lo aveva reso tanto infelice; vide uscirne una lunga fila di frati, due de’ quali recavano su le spalle una bara tutta coperta da un ampio drappo nero.
Quella vista gli tolse completamente l’uso della ragione.
Stese le braccia, mise un rauco grido e stramazzò a terra svenuto, svegliando gli echi delle chiostrate col cupo tintinno della sua pesante armatura.
Quando rinvenne, varî de’ suoi uomini d’armi, tra’ quali Neruccio, gli stavano prestando le loro cure.
Chiese timidamente di Olimpia.