Nel primo ed immenso suo stupore, il conte stese inanzi le braccia e tentò muovere un passo per seguire il veicolo; ma, da un lato, glielo impedì la folla stipata di popolo, che gli faceva argine: dall’altra, la carrozza che erasi immediatamente richiusa e si slontanava veloce.

Affrettiamoci ad avvertire il lettore che, tra il conte Giovanni Anguissola e il nostro Neruccio Nerucci, era corso patto di calda e leale amicizia.

Simile trasformazione ne’ sentimenti del conte, riguardo al giovine capolancia, dovevasi al colloquio avuto tra loro nel chiostro degli agostiniani, mentre Olimpia stava agonizzando.

Interrogato su le ragioni che lo avevano spinto ad infierire contro costei, Neruccio espose candidamente i varî casi della propria vita: il suo intenso amore per Bianca della Staffa; il suo odio ed il perchè del suo odio contro Pierluigi Farnese.

Tanto bastò perchè l’Anguissola si sentisse attratto verso di lui da vivissima simpatia; gli chiedesse perdono dell’inflittigli maltrattamenti, lo sciogliesse di prigione e gli si profferisse amico e parziale per tutta la vita.

Fu dunque allo stesso Neruccio, che egli espresse i suoi dubi circa la misteriosa ed inesplicabile apparizione che, in quel punto, lo aveva sì profondamente commosso.

Cosa pensarne?

Neruccio stette un momento in forse: quindi esclamò:

— Badate, messere, che si dànno à questo mondo delle assai meravigliose somiglianze.... non vi scaldate troppo la fantasia per ciò!... considerate, d’altronde, che se colei, che avete mo’ mo’ travista, fosse la vostra donna Olimpia de’ Marazzani, ella non potrebbe essere, in pari tempo, sepolta nella chiesa del monistero.

Simili parole furono per l’Anguissola come una rivelazione.