— Sepolta? — diss’egli, quasi ragionando fra sè — e se la non ci fosse?... perchè, infatti, quella sollecitudine estrema di allontanarmi?... come può darsi ella non abbia un attimo solo recuperato gli spiriti ed, in quello, espresso il desiderio di rivedermi e parlarmi?... e per qual motivo si sono affrettati così a porla nel sepolcro che, quando a mia volta sono rinsensato, ella fosse già seppellita?... quà sotto, messer Neruccio, vi ha un mistero senza dubio ed io vuo’ penetrarlo a ogni costo: mi aiuterete voi?

— Sono a servigi vostri per cotesto come per tutto.

— Ebbene: per questa sera, è uopo raggranellare gli stessi uomini, ch’erano seconoi l’altra notte: nessun di loro ha lasciato ancora Perugia, dovendo tutti partirne insieme a monsignor Pierluigi.... non ci tornerà faticoso il raccapezzarli.

— Mi pongo subito all’opera.

— Ed io fo il medesimo dal canto mio.... a questa sera.

— Dove?

— Alla taverna del Re Osco, in cui siamo albergati.

— A questa sera, dunque!

E si separarono, pigliando ciascuno per due vie diverse.

Nel cuore della notte — mentre la città era quasi affatto diserta — una schiera d’armati avvicinavasi pianamente allo Spedale del Cambio e picchiava a più riprese su la porta di quel medesimo convento, che poche notti prima aveva dato asilo e tomba ad Olimpia de’ Marazzani.