— E voi credete?...
— Eh, lasciatemi terminare, messere, che vedrete come non sia questa nè la sola, nè la più marchiana delle imprudenze che io mi abbia commesso.... v’ho parlato del tedesco Pellegrino di Leuthen, ch’io aveva imparato a conoscere presso de’ miei signori, i Camia, e ch’io stimavo per uomo onesto e di garbo: ebbene, con costui nel convento de’ Minori, mi sono lasciato andare a tutte le più baggiane confidenze: nulla gli ho taciuto delle peripezie toccate alla mia giovine signora, e de’ casi atroci avvenuti alla famiglia del suo avolo, e de’ pericoli corsi, prima a Castell’Arquato, eppoi a Perugia, in causa di quel dannato di monsignor Pierluigi, e finalmente com’ella avesse trovato ricetto e protezione appo i magnifici signori d’Este e come fosse presentemente, insieme alla duchessa, a Cremona.... il tedesco, con quella sua aria melensa e que’ suoi grugniti, più da maiale, salvando, che non da cristiano, mi ha rivolto un mondo di interrogazioni, alle quali io, soro, mi son dato premura di rispondere il più potessi diffusamente, sempre nella fiducia di parlare a un amico.
— E invece?
— Invece, m’ho poi avuto modo di capacitarmi ch’e’ non mirava se non a farmi cantare, per trarre partito delle mie confidenze e forse a danno della sventurata mia signora.
— Da che lo deducete?
— Da una scoperta, che ho fatto staman’istesso, dopo averci pensato su tutta la notte.... stavo iersera poco prima del bruzzolo, chiaccherando, come al solito, con mastro Pellegrino, il quale mi domandava i più minuti particolari circa la condizione, in cui si trova la mia signora presso Sua Grazia la duchessa di Ferrara, e circa l’altre persone che le stanno dintorno.... a un tratto, mastro Pellegrino mi lasciò ed io, rimasto solo, m’accostai, così per avventura ad una finestra della foresteria prospicente sul cortile interno, sotto la quale è suggellata una piccola fontana a vasca di marmo.... dinanzi a questa, tenevasi curvo un giovinetto, che delle due mani si andava lavando la faccia.... lo sbirciai e riconobbi il ragazzaccio da me sovrappreso in atto di rubare, al momento stesso del mio arrivo nel monistero, quel lesto fante di valletto, che non avevo poi più riveduto a’ fianchi del suo padrone.... per lavarsi bene la faccia ed il collo, e’ s’era discinto e sbottonato il giustacuore, dallo sparato del quale, tra le pieghe rimosse della camiciuola, chinato siccome teneasi, lasciava travedere una parte del seno.... io fui per mettere un grido: quel giovinetto era una donna!...
— Olimpia Marazzani? — sclamò l’Anguissola.
— V’ho già ripetuto, messere — fece Terremoto — che di nome io non la ho mai conosciuta, nè tampoco la riconobbi al momento, comunque avessi agio di esaminarne accuratamente le fattezze, che l’aque della fontana aveano monde dello untume onde, a bello studio, erano state brutte.... solo mi ritrassi con una incerta e vaga reminiscenza, la quale mi è andata frullando in capo tutta quanta la notte e m’ha impedito di chiuder occhio.... sentivo, comprendevo non esser stata quella la prima volta, in cui m’ero imbattuto in quel bruno e fiero volto di femina; ma giammai veniami fatto di ricordarmene nè il dove, nè il quando.... questa mattina soltanto, risvegliandomi come di sobbalzo, dopo un breve e leggero pisolare di pochi minuti, le idee mi si sono schiarate tutte d’un tratto: nel dormiveglia, tra il fosco e il chiaro la imagine di quella medesima donna m’è riapparsa, quasi per incanto, dinanzi agli occhi della fantasia, e proprio tal quale la ho vista la prima volta, vale dire: nel giugno del 1549, a Castell’Arquato, in casa i Santafiora, mentre aiutava quello scellerato di Monsignor Pierluigi a usar violenza alla mia giovine signora.....
— La Marazzani, dunque? — rintostò il conte Anguissola.
— E sarà bene la Marazzani — riprese, come un po’ uggiato l’ottimo Rinolfo — se voi sapete ch’ella si noma in cotesta maniera.... io ci ho niente a ridire, ma, vel ripeto, di nome non ho mai saputo come la si chiami.... il fatto è solo, che, entrato in un grande sospetto, sono balzato immediatamente giù dal mio saccone e corso a ricercare del tedesco, per addimandargli stretto conto di quel suo servitore ermafrodita; ma il mio sospetto ed il mio tentativo, onde appurarlo, giungevano troppo in ritardo: i buoni Minori mi risposero che sì questi che quello aveano lasciato insieme il convento sino dalle prime ore d’iersera e s’erano diretti per la strada maggiore verso il Po.... il mio sospetto s’è rimutato allora in una terribile certezza: quella mala femina non poteva essere camuffata da uomo senza qualche iniquo intendimento; mentr’ella stava risciaquandosi la faccia alla fontana, apparecchiandosi così alla già divisata partenza, il tedesco, suo complice, m’interrogava e mi scavava sotto il terreno per conto suo.... forse, chi può divinarlo? anche quel trappolone di messer Gozzelino è del complotto!... già, quella sua pallida cera e que’ suoi neri occhiolini, privi di luce come quelli del pesce morto, non impromettono nulla di buono.... senza dubio, que’ due si sono recati a Cremona, con qualche malvagio intendimento a pregiudizio di madonna.... perciò, senz’altro maggiormente indugiare, sono montato sul mio gramo ronzino e mi son subito posto in viaggio, pregando, dal più profondo del cuore, Gesù Benedetto e la Santissima Vergine dei sette dolori di farmi giungere in tempo!