— Ah, finalmente! — sospirò Pierluigi.

E il Viustino, facendogli eco:

— Sia ringraziata la bontà del Signore.

— E guella tel suo Ficario — concluse filosoficamente Pellegrino di Leuthen.

Senz’attender altro, il Farnese inviò tosto persone di sua fiducia a render palese il lieto avvenimento a’ più ragguardevoli principi e così: Vincenzo Buoncambi a re Francesco I di Francia e il conte Agostino Landi alla serenissima di Venezia.

Su i primi del settembre — come lo aveva annunziato il tedesco — giunse a Piacenza l’emissario papale. Era quel medesimo Bernardino de’ Castellari, vescovo di Casale, detto Monsignor dalla Barba, che già ci accadde di vedere a Perugia, dov’era ito a seppellire la guerra del sale e le libere guarentigie di quella nobile contrada. Monsignor dalla Barba poteasi considerare, a buon dritto, quale uno augello di malo augurio, la cui presenza rispondeva mai sempre a qualche grave calamità di popolo. Egli, infatti, e sottomettere nel 1532 i ribelli anziani di Ancona, cui impose a legato un Benedetto degli Accolti, che, per conseguire il governo di quella città, aveva promesso pagare alla Camera Apostolica l’annuo canone di ventimila scudi; — egli — come vedemmo — a sostituire il medesimo Pierluigi nel governo della soggiogata Perugia, che assoggettò alle più dure taglie e privò de’ più antichi istituti, sino a cambiarle il supremo magistrato in un Conservatore dell’obbedienza alla Chiesa; — egli, finalmente, apportatore al duca di Castro ed a’ piacentini dei brevi papali che quello costituivano duca di Piacenza e di Parma: nunzio egregiamente scelto a tanta sventura di popolo!

Il giorno ventitrè dello istesso mese di settembre, il vescovo dalla città, Monsignor Catellano Triulzio, il teatino Rocco de’ Tamburini, il conte Jacopo Mandello e secoloro, Antonello Manzio, Alberto Penna, Giannantonio Fasolo e Paolo Notari, cittadini piacentini, aventi insieme, quali testimoni, gli altri cittadini Agostino Fasolo e Giovan Battista Peragò; si portarono, con Monsignor della Barba, in cittadella dove questi presentò solennemente i brevi papali al novello duca, il quale trovavasi in letto.... dicono taluni cronisti, con la podagra; ma tutti sanno di quale razza di podagra si trattasse.

Il Consiglio Generalissimo della città avea dato incarico, perchè al nuovo signore prestassero giuramento di fede ligia e leal sudditanza, al priore cavaliere Barnaba Del Pozzo, agli anziani: cavaliere Marco Antonio Barattieri, conte Anton Maria Anguissola, Aurelio Cicala, Marco Antonio Zanardi-Landi, Giovanni Stefano Anguissola, Giovanni Bartolomeo da Fontana, Antonio Morselli, Giovan Battista Bonino, Benedetto della Corte e Gabriello da Cinquate, ed ai dottori in legge: Lazzaro Tedaldi, Alessandro Viustino, Pier Maria Pavesi, Marco Antonio Scotti, Pellegrino Casati, Fabio Capallati, Dionigi Rocca, Lodovico Anguissola e Battista Morselli.

Tutte cotali cerimonie vennero seguite da tre giorni di publiche feste con spari, giuochi pirotecnici, processioni, torneamenti e con la promulgazione di un bando, a tenore del quale rimaneva prescritto che tutti gli anni il ventitrè di settembre si dovesse in ugual maniera solennemente festeggiare.

Ma i bandi soventi propongono e chi dispone è quel grande laceratore e costitutore insieme di tutte le legalità che ha nome il volere del popolo.