— La vorrete finire una volta?
— Sùpito! sùpito! sùpito!...
— Ah, sia ringraziato il Signore!
— Tunque, fostre eccellensce tefe sabere tue goncistore state tenute Sua Peatitutine per fostre facente.... fostre fetelissime secredarie, messere Abollonie Filarete fatta crante berorascione in fostre fafore; ma Antalot e Marquina, ministri serenissime imberadore, niente folere.... folere infece infestite feute fostre tegnissime figlie, signor tuca di Camerine... tenute tunque prime goncistore alli totici questo mese e trofate molte, crante, ostinatissime obbosiscione... gartinali di Cupis e di Purgos fatta obbosiscione abertamente; gartinale di Pologna timantate crascia tacere; gartinali Bisano, Garpi e Satolete barlate molto contro e gartinali Trifulscio, Garaffa e Armagnac niente interfenuti goncistore.... oh, faccente brese pruttissime bieche!...
— Per la croce di Dio, pare anco a me! — sclamò Pierluigi.
— E com’è andata a terminare? — chiese, non senza qualche ansietà, il dottore Viustino.
— Antata derminare — rispose il tedesco — come tofefa antare derminare.... Sua Peatitudine fatte gorrere molte splentite bromissione gartinali regalcitranti.... settimana topo tenute segonto goncistore.... e allora tutti borborati abbrofata brobosiscione e, con crante, crantissimo blauso di tutti, fostre eccellensce broglamata tuche di Biacensce e di Barme.
— Davvero! — gridò il neo-monarca, balzando nuovamente in piedi, comunque un po’ a stento, acciaccato qual’era dai turpi malanni che lo affliggeano del continuo.
E ricascò subito su la propria sedia.
— Daffero! daffero! — confermò il tedesco — guante io lassiate Rome, Sua Peatitutine stare già brebarate foi espetire suo lecato ed emissario ingompensato bortarvi pone nofelle.