— Pone! pone! — fece il tedesco, assidendosi s’uno scannello, che, nel frattempo, il Viustino gli aveva profferto — gasa Farnese gasa biù fordunate di gueste monte!

— Storia vecchia, Pellegrino: veniamo alle nuovità.

— Cranti, crantissime nuofità!... fostre eccellensce difenute nonne tue folte in una folta sola.

— Cosa volete dire?

— Foler tire che fentisette gueste medesime mese Sua Magnificensce tonna Marcherite t’Afstrie bartorito e tato alla luce tue cemelli, che patezzati coi nomi di Alessantre e di Garle....

— Ah, mia nuora?... brava! è di buona razza; ma di cotesto assai mediocremente mi preme... io bramerei piuttosto sapere come siano ite le faccende....

L’astuto raccoglitor di cimeli interruppe il duca d’un cenno e strizzando maliziosamente dell’occhio al Viustino che stava curioso in ascolto:

— Monscignore — riprese a dire — subone io dimendicarmi suoi inderessi.... ma sua eccellensce fare crantissime torte sue fetelissime serfitore.... gome!... io breferire bartoriscione tonna Marcherite t’Afstria a crante, imbordantissime afenimente fostre infestimente?... ah, monscignore....

— Bene! bene! vi chiedo scusa del dubio... ma spiegatevi, spicciatevi una volta.... chè vi caschi la lingua!

— Domine! domine! guante siede imbasciente!... se lincua tofesse cascare fostre tefotissime serfe, fostre defotissime serfe non essere gabace tarfi sbiecascioni tesiterate!...