Sin dal maggio, il Farnese trovavasi albergato nella casa di quella sua creatura, dove, senza fallo, attendeva gli pervenisse da Roma la buona novella.

La buona novella doveva essere la sua investitura nel ducato di Parma e Piacenza, pel trattamento della quale causa Sua Beatitudine il Papa avea già tenuto due distinti concistori.

L’ospite e l’ospitato stavano conversando delle difficoltà più o meno grandi, che il pontefice avrebbe potuto incontrare a spuntarla: quando un donzello — dopo aver bussato pianamente all’uscio — si fe’ inanzi ad annunziare l’arrivo di tale, che chiedeva istantemente parlare a monsignore il duca.

Pierluigi sobbalzò dalla sua scranna, con quel movimento irresistibile di ansietà che è tutto proprio delle prolungate aspettazioni e:

— Fa entrare, fa subito entrare — intimò al valletto.

Il quale poco istette ad introdurre un’altra nostra conoscenza, il tedesco Pellegrino di Leuthen.

Pellegrino giungeva direttamente da Roma.

Figurarsi se doveva essere il benvenuto!

Il duca gli corse incontro, come lo avrebbe fatto con una vezzosa dama di corte e — stringendogli tutte le due mani nelle sue:

— Ebbene, ebbene, mastro di Leuthen — gli addimandò premuroso — quali notizie mi recate?