Bianca era disparsa; Bianca era stata rapita da donna Olimpia Marazzani e Pellegrino di Leuthen; Bianca trovavasi probabilmente a Piacenza già in potere di Pierluigi Farnese.

Un siffatto persuadimento rinfocolava gli odî mal sopiti dei due sventurati amatori, a’ quali aggiungevasi Terremoto, che — a giudicarne almeno dagli atti irosi e da’ sonori sospironi, che gli uscivano dal colossale torace — appariva di loro non meno addolorato e sdegnato.

Senza pronunziar verbo, i due giovani capitani si strinsero espressivamente la mano, quindi — volgendosi, in pari tempo, al gigante, con uno sguardo che significava un invito:

— A Piacenza! — esclamarono a due voci.

— A Piacenza! — rispose Terremoto.

E partirono tutti tre al trotto, queglino de’ loro eccellenti corridori e questi del suo misero ronzino.

Capitolo XLVIII. La investitura.

S’era in sul finire di agosto dell’anno così detto di grazia 1545 e nella città di Piacenza.

Entro un ampio salone di pianterreno, tappezzato in cuoio liscio e grezzo a borchiellature di rame, e col mobiliare più antico di un secolo della voga corrente a que’ dì; teneansi in colloquio due uomini, nell’uno de’ quali — alla barba puntuta, al naso piovente e alle volatiche onde avea chiazzata la pelle del volto — facile tornava il riconoscere il signor duca di Castro.

L’altro era messere Alessandro Viustino, dottore in leggi ed allora di lui rappresentante nel reggimento della podesteria di Novara.