— E mio zio Gilberto?

— Vedilo laggiù, che scoppietta come un lucignolo annaffiato.... oh, ce n’ha ancora per poco!... due guizzi e.... buonanotte!

— Santi del paradiso! — fece la giovinetta, incrociando le mani in segno d’orrore e mutando un ultimo passo indietro.

— Basta! — continuò il Monte Ochino, incalzandola — non cercar di fuggire!...

E stese il braccio per ghermirla.

— E voi, messere, non cercate toccarla! — gl’ingiunse una voce, armoniosa a un tempo, ma e resoluta, mentre una mano aperta gli si appoggiava sul petto ed un giovine soldato gli sbarrava la via.

Era il nostro Neruccio.

— Per la croce di Dio! — tuonò il Monte Ochino, rinculando di un passo e squadrando minaccioso il temerario, che lo arrestava in tal guisa — e d’onde vieni, e chi sei tu, traditore, perchè ti basti l’animo di dire: non voglio! ove io dico il converso e di levarmi sopra le mani?

— Ero al vostro soldo, messere — gli rispose tranquillamente Neruccio — ma, da questo momento, non più! combatto i miei pari, ma non presto il mio braccio contro femine imbelli.... anzi: le difendo; non le lascio oltraggiare sotto a’ miei occhi!... sono un uomo, come voi, come quanti vi attorniano, messere, e vi ripeto: non toccate a madonna, o vivaddio ve ne avrete pentire!

— Oh, grazie! — mormorò Bianca, riparandosi dietro di lui — qui, come a Parma, sarete voi che mi avrete salvato.