In quella, due nuovi personaggi misero il piede sul teatro di tanta carnificina: il nostro Neruccio, che scendeva da’ terrazzi, dove aveva compiuto il suo mestiere d’uomo d’armi assoldato; e Bianca, che usciva dalla sua cameretta.

Capitolo IX. Prime gesta di Terremoto.

All’apparire di Bianca, il Monte Ochino mise come un ruggito di gioia selvaggia e, chinandosi su la balaustrata, gridò al vecchio prigioniero che i suoi trasportavano altrove:

— Sai, vecchio barbagianni?... ci ho qui anche la tua colombina, che viene a cacciarsi di sua sponte tra gli artigli del nibbio!... ah, ah, povera colombina!

E, ghignando d’un infernale cachinno, si lanciò contro la vezzosa fanciulla, che già s’arretrava atterrita, e:

— Fermati, fermati! — le intimò — e che non ti sorgesse mai per lo capo di opporci resistenza, o di commuoverci co’ tuoi squasilli!... e’ ti tornerebbe come il fare la zuppa nel paniere!... siamo Nicelli, intendi? Nicelli, conti e cavalieri, anco, se vuoi.... ma stanotte, tutt’altro che disposti a metterci in vena nè di cavalleria, nè tampoco di misericordia!

— Ah, messere! — sclamò Bianca, continuando a indietreggiare — le sono ben sconce parole coteste per la bocca d’un gentiluomo!

— Non sono in vena, ti replico.

— Ma del conte Giovanni, del mio povero nonno, cosa ne avete voi fatto?

— Fatto?... nulla!... è anco presto!... e’ viaggia carina!... oh, non pigliarti fastidio di lui! — stà riposata che, sinora, è il meglio sano di tutti!