E — senz’altro attendere — Terremoto girò alla sua sinistra, dov’era l’ingresso del dormitorio, e vi si cacciò dentro resolutamente.

I due non fecero altri moti, che per slontanarsi da lui; non mutarono altri passi, che per indietreggiare sin contro la parete opposta alla porta d’entrata.

Il terrore li rendeva imbecilli.

— È lui, è lui! — si andavano susurrando l’un l’altro all’orecchio — è Terremoto.... che Gesù buono e la Madonna Santissima ci scampi!

E osavano a pena guardarlo.

Il figlio di Luca Ridolfo, addatosi — siccome si era — della battisoffia che la sua presenza aveva incusso ne’ suoi nemici, stimò prudente ribadirgliela viemmeglio in corpo col distruggere ogni avanzo di dubio che loro potesse restare sul conto di lui. Nello entrare, si alzò, per conseguenza, la visiera mettendo in luce le sue sgraziate sembianze, cui le cicatrici del naso e della bocca davano impronta di ributtante ferocia.

Quindi si avvicinò al pagliariccio, sul quale il giovine soldato erasi lascialo ricadere supino, e, situando un ginocchio a terra:

— Messere — gli disse, con voce sovrattenuta così che gli altri nol potessero udire — io vengo a voi, per ordine e conto di madonna Bianca della Staffa, mia ottima signora e padrona.

Ad un tal nome, le guance di Neruccio tornarono ad imporporarsi e:

— Salva.... — mormorò egli sommessamente, rizzandosi di nuovo sul fianco — ella è salva?...