— Datemi la morte! — gli rispose pacato il vegliardo — io non vi chiedo altro!
— Ma io ti chiedo di più — gli mormorò all’orecchio il Nicelli, che, per far questo, erasi posto su le ginocchia.
— E che mai?
— Ti chiedo dove tu abbia riposto quel famoso còfano, che ti venne consegnato prima ch’egli morisse, da monsignor abate di San Savino.... che il Signore abbia in gloria.
— Il còfano?.... e quale còfano?.... io di còfani mi so nulla!
— Bada! — ruggì il Monte Ochino — bada che, di grosso che ti si chiama e che sei daddovero, io ti fo divenire sì mingherlino ed allampanato da passare a tuo agio pel taglio delle catene di un ponte!... bada che, se non mi indichi, e subito, dove posso raccapezzare quel còfano, io ti faccio soffrire tali e così acerbe torture, che quelle della Corte di Giustizia.... cosa dico?.... gli stessi spasimi dello inferno, saranno carezze al paragone.
— E voi obedite alla collera vostra, conte Giovanni; ma non isperate con ciò darmi possibilità di sodisfare il vostro desiderio.... di quanto voi dite, ve lo replico, conte.... io so nulla!
— Tu menti per la gola, come un dannato di facitore d’ubbìe, che tu sei!
— Dio mi ascolta e mi giudica!
— Invoca Dio a tutore dell’anima tua scellerata, non delle tue menzogne.