— Conte, io vi dico il vero.
— Sei ben deciso al silenzio?
— Non posso fare altrimenti.
— Preparati, dunque...
— A morire?
— No, ma a penare, come fosti tra le ugne di Satanasso.
E, profferite fra’ denti queste tremende parole, il Monte Ochino si raddrizzò in atto d’impartire a’ suoi birri qualche iniquo comando.
Ma in quel medesimo punto, giunsero correndo dalla banda del torrente i tre, che Terremoto aveva sì felicemente burlato.
Alle dimande che rivolse loro il Monte Ochino, e’ risposero con le esclamazioni di chi sa d’aver fatto una triste figura e vuole non apparire dappoco, e narrarono, esagerando, come fossero stati sovraccolti da uno spaventoso gigante tutto ricoperto di piastre di ferro, il quale li aveva ghermiti, ad uno ad uno, pel collo e lanciati venti passi al di là del ponte; poi — sollevato questo quasi per incanto — precluso loro il reingresso.
La tema di qualche imprevisto tentativo e d’una sorpresa in sul meglio del ballo da parte degli altri Camia, o de’ loro parziali; fece sì che il Nicelli smettesse, pel momento, i suoi crudeli propositi contro Giovanni il Grosso e, col maggior nerbo de’ suoi, si riconducesse alla rôcca.