La vista della gentile donzella gli richiamò d’un subito alla memoria tutte le traversìe della notte e di quella istessa mattina; onde — giungendo le mani quasi in atto di rendimento di grazie:
— È, dunque, a voi, madonna — le disse, con tenera voce — che io vo’ debitore della mia salvezza?
— Tsitt! — fece la giovinetta, toccandosi con l’indice della mano destra la punta del naso e profferendogli, con l’altra mano, una ciòtola colma di un liquore giallastro — prima che vi fatichiate, bevete di questo cordiale, che vi rimetterà in forze, e poi applicatevi alla ferita queste filacciche imbevute di balsamo imperiale, che vi saranno un tocca e sana.
E glie le porse, dopo ch’egli s’ebbe bevuto il cordiale. Indi continuò:
— Io non so davvero se quel nostro fedele di Terremoto, nel trasferirvi qui, vi abbia più presto giovato che nociuto.... i miei intendimenti non si spingevano tant’oltre; ma solo ad avere vostre contezze... è già la seconda volta che voi mi rendete servigio, per cui vi sono legata da un debito di riconoscenza, che mi tarda di solvere.... siete voi lieto che vi si abbia tolto via di frammezzo a’ vostri?
— Non lieto: felice!
— Se la è così, tanto meglio, perocchè mi torni oltremodo piacevole il potervi giovare.... ma voi soffrite della vostra ferita!
— Al contrario, madonna!.... oltre il balsamo imperiale che v’è piaciuto offrirmi, ho, per sanarmi, il balsamo della vostra presenza!.... se ho avuto uno schianto è stato quello di cadere laggiù, senza potervi nè difendere, nè salvare; ma adesso, al fianco vostro io sono così contento che mi sarebbe gioia il morire!
— O perchè dite.... perchè pensate codesto?
— Perchè la mia esistenza è sì misera e triste, che non merita nissun rimpianto.